Una promessa mantenuta: la scelta di Elkann
Dietro la conferma c’è anche una parola data, quella a John Elkann, il primo a volere una Juventus di nuovo dominante, capace di incutere timore come accadeva fino al 2020. La lunga astinenza di trofei pesa, eccome se pesa. E non è più tollerabile per un club che ha fatto della vittoria una cultura prima ancora che un obiettivo. La decisione di rinnovare il contratto di Spalletti nasce proprio da qui: dalla volontà della proprietà di accelerare il ritorno ai vertici, affidandosi a un allenatore considerato garanzia di successo. Non un traghettatore, ma il punto fermo da cui ripartire.
La rivoluzione di Spalletti: gioco, mentalità e identità
Spalletti lo aveva capito subito, sin dal primo giorno alla Continassa. Quando ha preso il posto di Tudor sapeva che sarebbe stata una missione complessa, ma non immaginava fino a questo punto. Eppure, mese dopo mese, ha cambiato la pelle della squadra. Non solo nel gioco, ma nella testa. Ha parlato di scudetto quando altri si accontentavano del quarto posto. Ha alzato l’asticella in uno spogliatoio che si era progressivamente abituato a considerare la Champions League un traguardo e non il minimo sindacale. Una rivoluzione silenziosa, ma profonda. E i tifosi lo hanno capito. Per questo oggi Luciano non è solo l’allenatore della Juventus: è diventato il simbolo di una nuova identità.
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