Il saggio Marchisio e le battute di Pirlo
Il saggio Marchisio e la parte un po' più crazy: "C'è una parte così ma rimane nel privato con poche persone quando voglio divertirmi o farmi scivolare le cose addosso. Questo non è soltanto il mio carattere ma anche il modo in cui sono cresciuto e ho visto mio padre. Una persona molto pacata e cerca sempre di avere un equilibrio anche quando fai quel sospiro in cui vorresti sputare fuori di tutto, ma poi pensa, riflette e ragiona a mente più fredda". Poi su Pirlo: "Tanto simpatico. Andava in campo senza sentire la pressione ed era sempre uno con la battuta pronta. Lui spesso partiva con le sue battute taglienti ma sempre molto divertenti".
L'insicurezza di Marchisio
E cosa non piace a Marchisio del suo carattere: "Sono una persona insicura, non sembra ma è così. Non soltanto per quanto riguarda l'aspetto estetico, del come mi devo vestire per uscire, ma anche per il mio carattere. Sono un capricorno difficilmente dò ragione al prossimo ma sono comunque uno che ascolta tanto. Questa insicurezza me la porto dietro, non è mai cambiata e cerco di avere una corazza per proteggermi da questo. Sono sicuro di quel che dico ma ho sempre paura della reazione dell'altro. Cosa mi dice mia moglie? Lei dice che sono uno 'Yes man' perché ho difficoltà a dire no alle persone. Molte volte mi carico di talmente tante cose che poi esplodo fisicamente, o mi ammalo o mi chiudo in me stesso. Questa cosa devo imparare a gestirla".
La bandiera Juve
Sull'essere una bandiera Juve: "Non è stato così semplice capirlo perché io sono nato a Torino, ho fatto tutto il settore giovanile alla Juve, andavo sempre al Delle Alpi a fare il raccattapalle. Mi sono sempre sentito come un tifoso ma che andava dentro lo spogliatoio della Juve. Quando cresci e capisci che sta diventando il tuo lavoro devi scindere queste due parti, e non è semplice. Una volta Alex Sandro avendo letto la mia storia, me lo chiese: 'Come fai ogni anno a trovare l'energia? Non ti viene voglia di cambiare?'. Hai ragione, ma per me è una cosa naturale essendo cresciuto qui. Per me trovare quell'energia e la forza di dimostrare di potermi meritare quel sogno che avevo sin da bambino è sempre stata una sorta di responsabilità, oltre che per i tifosi ma anche per me stesso. Bisogna far capire bene anche cosa vuol dire 'bandiera'. Bandiera non vuol dire che, per forza di cose, tu stai tantissimi anni dentro una società, ma è quello che tu dai nel quotidiano, anche in poco tempo. Io ho sempre fatto l'esempio di Tevez: è rimasto poco alla Juve, ma in quel tempo lui è stato una bandiera per come si comportava in campo, nello spogliatoio".
L'aneddoto sull'arrivo di Dybala
"Essere una bandiera non mi è mai pesato - ha detto Marchisio -, mi ha dato sempre una grande carica verso i tifosi e anche nei confronti dei giocatori che arrivavano. Ricordo sempre questo episodio in un momento difficile dopo la finale di Champions persa a Berlino. In aereoporto viaggiava con noi Paulo Dybala che sarebbe stato il nuovo acquisto della Juve per l'anno successivo. Lo vedevi che, oltre a essere molto giovane, era molto spaventato. Io andai da lui, gli ho dato il benvenuto e gli ho detto: 'Non siamo tristi, non ti preoccupare perché il prossimo anno ci riproviamo ancora'. Quindi di fargli capire la responsabilità di vestire la maglia della Juve".
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