BOLOGNA - Una formalità, o una questione di qualità. Un vecchio verso del punk rock italiano fotografa con esattezza quanto è successo a Birmingham. Il Bologna è stato letteralmente spazzato via dall'Aston Villa. Troppo penalizzante il risultato dell'andata (1-3 al Dall'Ara); ingiocabili gli inglesi. L'impressione è che i rossoblù sarebbero usciti con le ossa rotte dieci volte su dieci, altro che tentare un miracolo. Vincenzo Italiano ci ha pure messo del suo, invertendo per la prima volta in assoluto i terzini. L'idea di avere col piede buono sul centro Miranda e Joao Mario è naufragata col resto. Parole al vento le accorate richieste di evitare errori: a quelli di Bologna, si sono aggiunte le svagatezze del Villa Park. L'icona del disastro è stato il secondo gol beccato su rimessa laterale, con lo stesso Miranda e Moro a spasso nella propria area. Adesso c'è aria di fine impero. O meglio, si va a chiudere un ciclo iniziato due stagioni fa con la conquista di un posto in Champions, grazie a Thiago Motta. Poi ci sono stati i giri in Europa e l'anno scorso il trionfo di Coppa Italia, a 51 anni di distanza dall'ultimo. Quest'anno il Bologna è incappato in un inverno da incubo, che ne ha cancellato ogni velleità in campionato. In Coppa Italia l'uscita con la Lazio è risultata dolorosissima; quella di giovedì sera in Europa League invece ci sta, dopo l'epica eliminazione della Roma nella sfida fratricida.
Italiano: e se chiamasse ADL?
Una stagione per come era cominciata che avrebbe potuto riservare soddisfazioni ben maggiori. L'ottavo posto in serie A è un obiettivo raccogliticcio e pressoché inutile, se non per evitare i primi turni di Coppa Italia nel 2026-27. Il problema è che per ritentare l'anno prossimo la scalata verso l'Europa sarebbe necessario investire. Invece è probabile il contrario. Il leader della difesa Lucumi se ne andrà; Freuler e Orso non hanno firmato il prolungamento. Se arrivasse un'offerta da 45-50 milioni dalla Premier per Rowe, la sontuosa plusvalenza in una sola stagione farebbe gola. Castro ha mercato; molti uomini andrebbero sostituiti con giocatori di livello superiore. Il Bologna aveva Calafiori, Ndoye, Zirkzee e Beukema... Helland è desaparecido, Casale (che sarà assente domani a Torino causa caviglia distorta al Villa Park) è quello che è. Ci sarà molto da ricostruire, tenendo conto che se arrivasse la chiamata di De Laurentiis anche Italiano farebbe ovvie valigie.
Allo Stadium con sole 2 punte
Il deficit di stimoli veri da qui alla fine non lascia grandi margini al Bologna per una chiusura di stagione scintillante. Già domani con la Juventus è lecito ipotizzare una squadra rossoblù piuttosto sgonfia. Tornerà in difesa Lucumi, che ha saltato l'Aston Villa per squalifica, mentre in porta non ci sarà ancora Skorupski. A questo punto, più che l'inadeguato Ravaglia, varrebbe la pena che Italiano testasse il giovane Pessina, già in campo col Napoli (esordio da diciassettenne) e domenica scorsa col Lecce. In attacco, il Bologna termina la stagione con due sole punte centrali, dopo la cessione di Immobile: Castro e Dallinga, quest'ultimo fuori da settimane per infortunio. Toccherà quindi ancora all'argentino, a meno che non si opti per rispolverare Odgaard nell'antico ruolo, un'ipotesi già battuta per qualche sparuto minuto a causa di una palese mancanza di alternative.
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