Undici uomini, undici leoni, undici minuti. Cioè partite. Calcio letterario per raccontare ciò che manca alla fine del primo campionato del Napoli di Conte, romanzo popolare dal finale incerto e affascinante che la squadra ha cominciato a scrivere il 18 agosto a Verona: c’era una volta e ora non c’è più. Di tutto e tanto altro in quasi sette mesi di storia: pagine bianche riempite di vittorie, rimonte, poche lacrime e molto sangue caldo: il Napoli ha stupito e spaventato le rivali, ha piantato la sua bandiera in vetta per diciassette volte, più di qualsiasi altra squadra, e solo da una decina di giorni s’è messo a inseguire l’Inter. L’ultima rivale aggredita con ferocia nello scontro diretto di un sabato fa: è finita in pareggio, esattamente come all’andata. Con le prossime undici avversarie, invece, nel primo giro di calendario è andata piuttosto bene. Diciamo anche molto: tutte battute. Vittorie su vittorie, una dietro l’altro. Significati? Mettiamola così: il Napoli sa come si fa, prospettiva migliore in assoluto per una squadra che non vince da cinque giornate e scalpita per ricominciare, e ognuno è autorizzato a sfiorare qualsiasi talismano in dotazione. Riti e rituali a parte, resta la cronaca sovrana: la fine della stagione si avvicina e chi è in ballo per un obiettivo inizia anche a far qualche calcolo. E nel caso del Napoli, dell’Inter, dell’Atalanta e di chi s’è riaffacciato nelle zone altissime, l’idea che la quota scudetto si sia abbassata un bel po’ nell’ultimo periodo è molto verosimile. Potrebbero bastare anche 28 punti. Potrebbero.
Lo sprint decisivo
Per cominciare, l’elenco: Fiorentina domenica al Maradona, ore 15, vecchio stile. Poi, in trasferta a Venezia il 16 marzo, alle 12.30, per cancellare il lago (di Como) sulla laguna. Sosta e raffica fino alla fine: Milan (in casa) e arrivederci marzo; Bologna (fuori), Empoli (casa), Monza (fuori) e Torino (casa) ad aprile; sprint di maggio con Lecce (fuori), Genoa (casa), Parma (fuori) e Cagliari (casa). In totale: sei partite al Maradona e cinque on the road. All’andata, dicevamo, il Napoli le ha vinte tutte: sono undici delle diciassette pepite d’oro del patrimonio. Nel girone di ritorno, per il momento, la squadra di Conte ha vinto contro l’Hellas Verona, l’Atalanta e la Juve; poi, quattro pareggi e la sconfitta di Como. In vetta l’andamento è stato lento, ragion per cui le prime tre sono racchiuse in tre punti e la Juventus, che dopo la sconfitta del Maradona era finita a -16, ha recuperato al Napoli 11 punti in cinque giornate, ma ora chi aspira allo scudetto deve darsi una mossa. Per staccare la concorrenza o quantomeno per tenere il passo.
Gli ostacoli
Certo, alcune delle avversarie che il Napoli affronterà nelle prossime undici giornate sono decisamente diverse rispetto a un po’ di mesi fa: il Bologna di Italiano è l’esempio più fulgido, un ostacolo tremendo, il più temibile dell’elenco. Al netto di una mina vagante di nome Milan, protagonista di oscillazioni degne del mercato azionario; delle motivazioni di chi è invischiato nella lotta per non retrocedere come Cagliari, Lecce, Parma, Empoli, Venezia e Monza; o di chi come la Fiorentina aspira all’Europa. Domenica al Maradona sarà show d’alta class ifica.
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