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L’analisi dei finali di gara: la Juve è un’altra squadra

Come si cambia, per non morire. Lo sanno bene i sopravvissuti che giocano con la maglia bianconera, passati in questa stagione da mille peripezie: prima la retroguardia blindata e l’avvio sprint in Champions, poi la difesa ballerina e la pareggite cronica, dopo il fallimento di tre obiettivi considerati alla portata - l’accesso agli ottavi della coppa europea più importante, la vittoria della Supercoppa e il raggiungimento della semifinale di Coppa Italia - e infine la ripresa. Eppure la Juve di Motta è ancora lì che lotta e sgomita per evitare di farsi risucchiare dentro una stagione anonima: adesso è quarta a -3 dall’Atalanta, che domenica sfiderà per l’aggancio e quindi il sorpasso (gli scontri diretti sarebbero a favore), e la tentazione di volgere lo sguardo alla frontiera più estrema dell’ottimismo resta forte, visto che il Napoli è secondo a 5 punti di distanza e l’Inter prima a +6. «Pensiamo partita dopo partita», è il manifesto di Motta, che per arrivare con le ossa sane a 11 partite dalla fine ha dovuto cambiare e ricambiare, spesso stravolgere. Idee, moduli, uomini, capitani e persino il modo di comunicare.

Thiago Motta, 100 sostituzioni nell'ultima mezz'ora

Partiamo dalle sostituzioni: nell’ultima mezz’ora Thiago ha fatto 100 cambi. Un numero in linea con i 102 del Napoli e inferiore ai 117 dell’Inter, ma piuttosto alto se rapportato agli 83 avvicendamenti dell’Atalanta, ai 94 della Lazio, agli 88 della Roma e agli 85 del Milan. Si cambia per non morire, dicevamo, e infatti dal 60’ in poi la Juve è stata spesso costretta a invertire la rotta: sono 9 i punti persi, più di tutte le altre formazioni della top 8 del campionato a eccezione del Bologna, che ne ha lasciati per strada 10. Questo dato, insieme a quello dei 17 sprecati da situazione di vantaggio, dice molto sulla scarsa capacità gestionale della squadra bianconera. Li chiamano peccati di gioventù, ma tant’è. L’Inter ha perso 8 punti nell’ultima mezz’ora, il Milan e la Roma 7, la Lazio 6, il Napoli appena 4 (vinceva le due gare dell’Olimpico di Roma e si è fatta in entrambi i casi rimontare), la Fiorentina 3 e l’Atalanta appena 1. La Dea diventa famelica quando la lancetta supera l’ora di gioco: quello è il “momento Gasp”, come dimostra il punto perso a fronte dei 15 guadagnati, meno solo della squadra di Conte (16!) nella classifica della “zona Cesarini allargata”.

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