Tutti pazzi per Alberto Costa. E in fondo lo è pure Thiago Motta, che nell’ultima gara con il Verona ha scelto proprio il portoghese per suonare la carica, per scuotere i suoi. Tutto in linea, filato liscio senza patemi, dando anzi risposte assolutamente convincenti. Tali da dire e dirsi: per il rush finale della stagione, può esserci persino il numero 2. Del resto, con lo stop di Savona - rientro atteso al termine della sosta per gli impegni internazionali -, può esserci spazio e può essere perciò sfruttato. Anche se il focus di Alberto non è certo soltanto all’oggi e spesso facilmente si sposta sul domani, quando Motta avrà considerato l’apprendistato concluso e inizierà di conseguenza a dargli più occasioni. Nel frattempo? Testa bassa, lavorare. Ascoltare, soprattutto. È ciò che ha fatto di più in questo mese e mezzo a Torino, facendo da spola tra Training Center di giorno, giri in città, notti al JHotel. Si è messo sotto, come si suol dire. E ha iniziato - passo dopo passo - a comprendere il manuale di testo di Thiago, come uno scolaretto perfetto che però deve mettersi al pari dei compagni.
Juve, Costa ora è pronto
Non sono stati giorni semplici, specialmente i primi. Alberto era arrivato con aspettative enormi e sognava di sfondare sin da subito, complici un po’ di problemi e gli infortuni occorsi nel momento clou a chi gli stava davanti. Ha dovuto digerire innanzitutto l’assenza dalla lista Champions, fiutata ugualmente dai ragionamenti di tecnico e società. Poi le panchine, una dopo l’altra, 6 di fila in campionato e 6 sono stati inoltre i minuti concessi in Coppa Italia, preludio alla bella mezz’ora sfornata contro l’Hellas. Un test superato, quello. A cui faranno seguito altri, in particolare se consideriamo la personalità mostrata nell’azione che lunedì è valsa la scossa: serpentina confusa e poi tentativo diretto, senza passare da un dubbio. Il palo esterno gli ha ricordato come tutto sia migliorabile, come di margini di crescita nel suo caso ce ne siano, e tanti. In queste prime settimane da juventino, Motta ha lavorato principalmente sulla fase difensiva, su ciò che realmente gli occorre per sgrezzarsi e arrivare al pari delle "esigenze della squadra", come ama ripetere il tecnico. Il quale, saggiamente, ha deciso di non lanciarlo immediatamente nella mischia perché consapevole di trarne eventualmente solo forza di nervi, gambe per la corsa, ma poco di testa pensante. Specialmente in un momento in cui tutto attorno era rumore e quel rumore rischiava di creare ulteriore confusione nel ragazzo.
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