Finanze e seconde squadre
Quello che va oltre le situazioni episodiche dettate dall’hic et nunc, però, è il trend che vuole – appunto – i due club gradualmente più simili uno all’altro. Se l’Atalanta negli scorsi anni aveva immesso sul mercato nazionale e internazionale elementi del calibro di Bastoni, Kulusevski e Diallo, tanto per fare tre nomi, la Juventus ancor più di recente ha risposto con i vari Kean, Soulé e Huijsen, tanto per fare altri tre nomi. Giovani forgiati in casa, vuoi grazie al lavoro dei tecnici nel settore giovanile e vuoi grazie all’occhio dell’area scuoting, per rinforzare la prima squadra all’occorrenza e per dar slancio alle finanze nel momento del bisogno. Ma non solo. I bianconeri sono stati i primi in Italia a credere concretamente nel progetto della seconda squadra, e la prima società a imitarli - anche per risolvere la grana della limitazione dei prestiti imposta dalla Uefa - è in seguito stata proprio quella bergamasca. Chiaro segnale dell’intraprendenza e della capacità di programmare, anche dietro la scrivania, da parte dei due assetti societari.
Le sfide di Juve-Atalanta
La logica conseguenza, così, è che in queste ore Thiago Motta e Gasperini stiano preparando il big match dello Stadium soppesando il possibile apporto, dall’inizio o a gara in corso, di Mbangula da una parte e di Ruggeri dall’altra, finora 58 presenze in due, equamente distribuite. O fantasticando sul duello tra Yildiz, su un fronte, e Carnesecchi, sull’altro, scontro diretto da cui potrebbe passare l’esito della partita. Non passerà, invece, dai piedi e dalle giocate di Savona e di Scalvini, ma solo per una questione di infortuni. La contingenza che nulla toglie a un trend sempre più evidente.
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