corrieredellosport.it

Lo stile Boniperti da enciclopedia

Giampiero Boniperti abitava in collina e amava ogni centimetro di Torino: anche la nebbia. Aveva sposato prima la Juve e poi la signora Rosi, sorella di un rugbista. Il calcio e la famiglia formavano il suo cerchio magico. Era considerato un lord. Eleganza e stile, in area di rigore e dietro la scrivania. Centravanti e dirigente: una vita in giacca e cravatta, con l’orologio sul polsino destro della camicia, come l’avvocato Gianni Agnelli. Boniperti e la sua storia si sono guadagnati un posto nel museo bianconero e nell’enciclopedia della Treccani. Era l’uomo dei gol in acrobazia e delle regole. Quando ricopriva il ruolo di presidente, tutti conoscevano il suo codice: chiedeva ai giocatori di tenere i capelli corti, in versione marines, di non frequentare le discoteche, di non sprecare soldi in macchine di lusso e di andare a letto entro le 22. Era l’epoca dei telefoni fissi. E la sua buonanotte, ogni tanto, arrivava a sorpresa. Un saluto che sapeva di marcatura stretta, in linea con gli stopper dell’epoca. Carriera spaziale nella Juve: 459 partite, 188 gol, cinque scudetti, due Coppe Italia, il titolo di capocannoniere nel 1947-48 (ventisette reti, due in più di Valentino Mazzola), inserito nella lista Fifa 100. Nove campionati vinti da manager, la Coppa Uefa, la Coppa delle Coppe, la Coppa dei Campioni, nella notte dell’Heysel e della tragedia di Bruxelles, «in cui il mio cuore si spaccò».

Il provino con Borel

Aveva trascorso l’infanzia a Barengo, in provincia di Novara. Anche suo fratello Gino sognava di fare il calciatore: poi si laureò in medicina e diventò radiologo. Giampiero aveva iniziato nel Barengo, il club del suo paese, e più avanti aveva firmato per il Momo. La Juve lo scoprì nel 1946, grazie a Farfallino Borel. Sessantamila lire per il cartellino. Ma le due società in cui era cresciuto Boniperti, invece di incassare i soldi, preferirono ricevere materiale sportivo: scarpe, maglie, pantaloncini, calzettoni, tute, palloni. Lo aveva cercato anche il Torino, era stato Valentino Mazzola a segnalarlo a Ferruccio Novo, imprenditore nel settore del cuoio e presidente granata. Boniperti ricordava spesso il provino in Piazza d’Armi con Borel, campione del mondo con l’Italia di Vittorio Pozzo nel 1934. Il 22 maggio del 1946 era stato invitato a Torino, nel circolo dello Sporting, dove la Juve trascorreva sempre la vigilia delle partite in casa. Si era presentato a bordo di una Topolino guidata dal dottor Perrone, medico di Barengo e amico della sua famiglia. Un giorno speciale: l’incontro con i suoi idoli Sentimenti IV e Piola, Parola e Rava. Segnò sette gol nell’amichevole con il Fossano. Volpato, responsabile del settore giovanile, gli fece firmare il contratto lungo un corridoio, mentre Boniperti aveva ancora l’accappatoio, a pochi metri dalle docce.

La casa in via Morghen

Dall’esordio in campionato contro il Milan, il 2 marzo del 1947, al tridente con Omar Sivori e John Charles. Una vita lunga quasi novantatré anni, un viaggio cominciato il 4 luglio del 1928 e terminato il 18 giugno del 2021, accanto ai suoi tre figli Giampaolo, Alessandro e Federica. Destro, sinistro, colpo di testa, trentotto di piede, un metro e 75, la cicatrice sul sopracciglio: un taglio che si era procurato in allenamento facendo a sportellate con Parola durante un cross. All’inizio aveva preso in affitto un appartamento in via Morghen. Si era diplomato geometra. Nelle interviste raccontava spesso i particolari dell’originale accordo sui premi che aveva raggiunto con l’avvocato Agnelli. Dopo ogni gol, si faceva regalare una mucca, arricchendo così l’allevamento di suo padre Agabio, proprietario terriero e podestà di Barengo. Sua mamma Camilla, invece, era maestra elementare. I genitori vivevano in un antico casale, che in precedenza era un convento. Da centravanti aveva lavorato con undici allenatori. A farlo esordire contro il Milan (1-2) era stato Renato Cesarini. La formazione? Sentimenti IV, Vicich, Varglien, Depetrini, Parola, Magni, Sentimenti III, Piola, Boniperti, Vycpalek, Korostelev. L’8 giugno del 1947 arrivarono anche i primi gol: doppietta alla Samp (0-3), allo stadio Ferraris, il portiere doriano era Pietro Bonetti. Chiuse quella stagione segnando anche al Venezia (2-0) e due volte alla Lazio di Gradella, Koenig, Puccinelli e Flamini: 3-3 allo stadio Olimpico di Torino. L’ultima rete, invece, l’aveva firmata a Napoli: 21 maggio del 1961, tra i pali giocava Ottavio Bugatti. Il tecnico della Juve era Carlo Parola. Con l’inglese Jesse Carver in panchina, arrivato nel club bianconero dopo le esperienze nell’Huddersfield, nell’Olanda e nel Millwall, si era trovato in modo divino: 76 partite e 49 gol, comprese le triplette al Novara, al Como, alla Sampdoria e all’Atalanta.

L'ufficio da presidente

Leggenda nella Juve: il 13 luglio del 1971 era stato nominato presidente, si occupava del mercato insieme con Italo Allodi. L’ufficio di venti metri quadrati, le sigarette, il caffè: era il primo ad arrivare e l’ultimo a uscire dal palazzo. Subito un trionfo in campionato: 43 punti, uno in più di Milan e Torino. Undici gol di Anastasi, dieci di Bettega, nove di Capello, sei di Causio e cinque di Haller. L’allenatore era Cestmir Vycpalek, lo zio di Zeman. Sua l’idea di chiamare Trapattoni: un legame forte. Tante intuizioni: Scirea, Cabrini, Tardelli, Rossi, Platini, Boniek, Del Piero. Si era ritirato nel febbraio del 1990, dopo diciannove anni da presidente: sostituito da Vittorio Caissotti di Chiusano. Protagonista anche in Nazionale. Trentotto presenze e otto reti, la prima il 22 maggio del 1949 a Firenze contro l’Austria (3-1). Due Mondiali: nel 1950 in Brasile, rimasto alla storia per la famosa vittoria dell’Uruguay al Maracanã contro la Seleçao (2-1), e nel 1954 in Svizzera. Tanti applausi e un ricordo emozionante: la convocazione ricevuta nella squadra del Resto d’Europa dal manager olandese Karel Lotsy. Era il 21 ottobre del 1953, un altro quadro da inserire nella sua galleria.

Read full news in source page