
* Alessandro De Felice
* 12 minuti fa
**La sensazione predominante a caldo non può che essere quella di amarezza**. L’istinto spinge a pensare che quella contro l’Udinese all’Olimpico sia **un’occasione persa**. In realtà l’1-1 maturato all’Olimpico rappresenta per la Lazio **più un punto guadagnato più che due persi**. Il prezzo da pagare per un ciclo infernale ed enormemente dispendioso dal punto di vista delle energie fisiche e mentali. La squadra di Baroni torna a giocare davanti ai propri tifosi dopo quattro gare lontano da Roma e deve fare i conti con **un’Udinese arcigna e mai doma**. Il risultato maturato all’Olimpico appare giusto, con le due squadre che ci provano ma **dopo il botta e risposta Thauvin-Romagnoli non riescono a trovare la stoccata decisiva.**
A questa squadra, però, si può rimproverare davvero poco, se non nulla. **Il carattere e la voglia non mancano mai, anche in una serata in cui non gira tutto per il verso giusto e Zaccagni e compagni pagano le fatiche di impegni probanti e ravvicinati tra campionato ed Europa League**. In un tour de force infernale ecco che le defezioni diventano ancor più pesanti, moltiplicando il loro peso. **Al lungodegente Castellanos si aggiungono in extremis anche altri due pilastri biancocelesti, Nuno Tavares e Rovella, che cambiano inevitabilmente il piano tattico di Baroni e incidono sul rendimento della squadra.** L’assenza dei tre si sente eccome. Se in avanti si ripropone ancora una volta **il dilemma vice Taty, con Tchaouna e Noslin che continuano ad alternarsi senza dare garanzie a Baroni**, senza il portoghese Zaccagni viene sistematicamente raddoppiato (o addirittura triplicato) dagli avversari, mentre in mezzo al campo la mancanza dell’ex Monza si nota in entrambe le fasi.
La Lazio prova a fare la partita e chiudere l’Udinese nella propria metà campo, accettando il rischio di lasciare qualche spazio alle ripartenze di Thauvin e compagni. Con il passare dei minuti, però, la stanchezza si fa sentire, evidenziare qualche lacuna - soprattutto in determinati ruoli - in termini **di alternative all’altezza di una squadra in piena corsa per il quarto posto e nella fase finale di Europa League**. Nell’ultimo quarto d’ora i biancocelesti sembrano spingere più con la forza di chi vuole portare a casa i tre punti che realmente con le energie, che mancano. **Un segnale evidente di una squadra con la spia della riserva accesa nell’ultima parte, quando rappresenta il più classico “vorrei ma non posso”.**
**Baroni ha il merito di non fare calcoli in vista del ritorno con il Viktoria Plzen e della trasferta fondamentale di Bologna di domenica prossima**. Un segnale importante di chi pensa davvero partita dopo partita e non commette l’errore di guardare oltre, incappando in passi falsi inaspettati. L’altra faccia della medaglia, però, racconta di **una Lazio che non può proprio fare a meno di alcuni interpreti, insostituibili e senza alternative valide in rosa**. Un aspetto che costringe il tecnico a schierare molto spesso alcuni calciatori, come nel caso di Guendouzi, che nonostante fisicità, carisma e atletismo, **stanno pagando un po’ le fatiche per gare ravvicinate difficili e dispendiose**.
**La Lazio non vince e Marco Baroni finisce sotto accusa**. In particolare i capi d’imputazione riguardano due scelte: quella di schierare Tchaouna ancora una volta dall’inizio in avanti e il cambio Isaksen-Patric. **L’infortunio di Castellanos sta pesando come un macigno sul gioco della Lazio e sulla capacità realizzativa della squadra di Baroni, che però non ha a disposizione un’alternativa valida.** Il francese delude ancora una volta, ma l’ingresso nel secondo tempo di Noslin cambia poco, molto poco. Se non nulla. Questa squadra fatica a giocare senza centravanti e l’assenza di un piano B senza il Taty appare sotto gli occhi di tutti. Per quanto riguarda l’avvicendamento nel finale di Lazio-Udinese, il danese era evidentemente a corto di energie e in riserva, con Baroni che ha preferito rinforzare il reparto difensivo in un momento in cui la sua squadra appariva in apnea e a rischio beffa. Inoltre, osservando la panchina, l'unico attaccante a disposizione era Ibrahimovic, evidentemente non ancora perfettamente nei meccanismi di Baroni visto lo scarso minutaggio. **Quella di sostituire il danese con Patric appare come una scelta sensata da parte di un allenatore che non si è lasciato trascinare da incoscienza e poca lucidità ma ha preso la decisione migliore in un momento difficile.**
Contro un’Udinese che ormai rappresenta una vera e propria bestia nera (i numeri parlano chiaro), **la Lazio conferma che il percorso costruito finora è frutto di tanto lavoro di squadra, allenatore e staff tecnico, che stanno portando la squadra ben oltre le aspettative più rosee di inizio stagione e il reale valore di questa rosa**. La squadra di Baroni resta alle spalle della Juventus, a -1 dai bianconeri, ma per carattere, idee e grinta conferma ancora una volta di meritate un posto nella prossima Champions League molto più della Vecchia Signora e del Milan, che nonostante investimenti ingenti e rivoluzioni tecniche stanno vivendo un momento di grande difficoltà, all’insegna di prestazioni scadenti e caos generale. **Due formazioni senza quel cuore e quella grinta che sta contraddistinguendo la Lazio, capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo e conquistare due vittorie pesantissime come quelle contro Milan e Viktoria Plzen al 98’.** L’emblema di una squadra che non molla mai, ma proprio mai, e che contro l’Udinese è mancata non nell’atteggiamento e nella voglia di vincere, ma nelle energie, la conseguenza di alcune scelte sul mercato che non convincono al 100%, come l’assenza in rosa di un vice Castellanos.