Distribuire le colpe e individuare i colpevoli è un esercizio importante, ma non basta. La Juventus, in questo momento, deve più che mai pensare alla profonda ristrutturazione del progetto in vista della prossima stagione, partendo dagli errori commessi nella costruzione di questa. 1. L’allenatore. Non c’è più spazio per esperimenti e scommesse. La Juventus non vince lo scudetto dal 2020, non arriva ai quarti di Champions dal 2018 ma, soprattutto, viene da una serie di annate disastrose. Gasperini? Può essere l’uomo giusto, ma chiunque sia il candidato si considerino bene tutti i dettagli, anche quelli caratteriali. Al netto del nome, è necessario trovare un allenatore che sappia benissimo cos’è la Juve e cosa comporta esserne l’allenatore. Non è una questione di «vincere è l’unica cosa», ma di non si può perdere male e che c’è una storia (quindi un onore) da difendere. 2. La rosa. È difficile ipotizzare una rivoluzione, perché ci sono esigenze di bilancio da rispettare, ma anche perché c’è qualcosa da salvare (e qualcosa no). Thuram è, per esempio, un indubbio pilastro della prossima stagione; Vlahovic difficilmente potrebbe fare parte della prossima rosa. Ma il problema è innestare almeno tre giocatori di esperienza, maturità e leadership. In questa stagione, sono mancati come l’aria giocatori in grado di caricarsi il gruppo sulle spalle nei momenti difficili o far capire al gruppo l’importanza di certe partite.
Il sacrificio di Yildiz
3. Sacrificare Yildiz sarebbe un peccato. Peccato necessario in caso di mancata qualificazione Champions, inutile e rischioso qualora ci fossero i milioni dell’Uefa a confortare le casse. 4. Costruire una squadra solida, sia dal punto di vista atletico che mentale: la scelta dell’uomo deve pesare quanto quella del calciatore. Si è da Juve o non lo si è anche nella capacità di tenuta sotto stress, proprio per evitare disfatte umiliante come quelle di domenica sera. 5. Si aumenti la dose di juventinità in società e nel modo di comunicare, per riconnettersi al tessuto bianconero formato dalle persone comuni, quelle che spendono per tifare e dedicano, magari da decenni, tempo e soldi alla squadra. Meritano molto, molto di più.
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