Capello: "Cessione Roberto Carlos? C'è chi non capisce di calcio"
"Avevo appena firmato per il Real, mi trovavo ancora a Milano e un rappresentante mi chiama e dice: 'Fabio, l'Inter sta vendendo Roberto Carlos'. Io risposi: "Non è vero, nessuno può essere così stupido'. E lui insistette: 'Te lo giuro, lo vendono per 500 milioni di pesetas'. Non potevo crederci, non a quel prezzo. Gli dissi che ci credevo solo se mi mandava un fax con tutti i documenti dell'Inter scritti e firmati. Erano le quattro del pomeriggio e alle otto ricevetti il fax. Pensavo ancora che fosse uno scherzo. Così ho chiamato subito Lorenzo Sanz e gli ho detto di venire con il primo volo, perché se si fosse saputo che lo vendevano a quel prezzo sarebbe stata la guerra. Alle 11 del mattino dopo era tutto firmato. È stata la scelta più veloce della storia, un'occasione così cambia il tuo destino. A volte il calcio è incomprensibile... perché è pieno di gente che non non capisce niente. Il Tamudazo? Quella è stata una rimonta unica nella storia in cui abbiamo affrontato e superato tanti problemi. Non eravamo più Galacticos. Zidane e Figo non c'erano più. Roberto Carlos era già a fine carriera e abbiamo avuto il problema di Beckham. Aveva già firmato per andare a Los Angeles e al Real questa cosa non era piaciuta perché gli avevano offerto un rinnovo, così Calderón e Mijatovic mi chiesero di non farlo giocare più. All'inizio obbedì, ma dopo dieci giorni vedendo che si allenava, si allenava e si allenava ho detto 'Basta così, è un giocatore del Real Madrid e giocherà'. Non si sentiva molto a suo agio ma non m'importava. Era giusto così.
Capello: "Ecco perché cacciai Ronaldo"
"E c'era Ronaldo. Il miglior giocatore che abbia mai allenato e l'ho cacciato. Come si fa a licenziare uno dei più grandi uomini della storia? Era grasso e non voleva perdere peso e gli piaceva troppo la bella vita. Ma la cosa peggiore non era quella, ma che trascinava anche gli altri in quella vita finendo per un problema ancora più grosso. Gli ho dato la possibilità di perdere peso e di comportarsi bene ma non ha voluto. Quindi, fuori. Ma allo stesso tempo ti dico che senza gli infortuni e con più cura di sé sarebbe stato il numero uno della storia, al livello di Messi e Maradona. Ma da una parte non poteva e dall'altra non voleva. Ci sono calciatori che sono così. Come Guti. Un talento incredibile, avrebbe potuto essere quello che voleva. Parlavo con lui tutto il tempo: 'Perché non ti sacrifichi, fai una vita ordinata per un po' e a 36 anni, quando hai fatto tutto, ti dedichi alla bella vita'. E lui mi rispondeva: 'Bisogna divertirsi ora perché poi è troppo tardi". Non c'era modo di convincerlo. Ed era un talento puro, guarda la carriera che ha fatto senza neppure impegnarsi. Per giocatori come Ronaldo o Guti mi piace sempre sottolineare quanto sia stato importante Raúl a Madrid. Quando la squadra dormiva, lui correva, premeva e svegliava tutti. Non aveva il talento puro degli altri, ma era intelligente e ambizioso. Quello era il calciatore che volevo".
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