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Motta e Gasperini, un confronto improponibile di Stefano Bianchi

Come giocatore, Thiago Motta va lasciato stare: di trofei ne ha vinti, qua e là. Tecnicamente non era male: regista lineare, tecnico, con buon tiro dalla distanza, pur se un po’ lento e fragile fisicamente. Alla fine della carriera agonistica, si trasferisce direttamente dalla prima squadra del PSG ad allenare gli Under 21 dei parigini, l’anno dopo passa al Genoa, poi allo Spezia, al Bologna e infine, ahimè, alla Juventus. Nel tempo evolve, si fa per dire, una tipologia di gioco d’attacco ad impostazione da dietro, da svolgere mediante il possesso di palla, l’accerchiamento e il pressing alto. Purtroppo, i risultati estetici e di campo si sono dimostrati finora abbastanza deludenti, spesso anche soporiferi.

Giampiero Gasperini, non ha raccolto gli allori dell’italo-brasiliano e la sua carriera di centrocampista si è svolta a partire dalle giovanili della Juventus, senza mai grandi successi: assaggia appena la serie A con la Juve di Trapattoni e disputa un campionato di massima serie col Pescara. Dopo 16 anni torna in bianconero con la tuta da allenatore: due anni nei Giovanissimi, due negli Allievi e cinque nella Primavera, raggiungendo quello che ai tempi era l’apice: la vittoria del Torneo di Viareggio nel 2003. Non mi è mai stato chiaro perché fu mandato via subito dopo, ma a Torino, ricordano tutti la sua maniacale cura dei dettagli, gli allenamenti molto basati sul lavoro fisico e l’aggressività del gioco a uomo. Dopo la gavetta, il meglio di sé lo esprime a Bergamo. Dal 2016 fa giocare alla squadra una sorta di “calcio totale”, con grande aggressività in fase di non possesso, una asfissiante marcatura a uomo che ostruisca le possibilità di passaggio agli avversari, gran gioco sulle fasce e occupazione dell’area avversaria anche coi centrali di difesa. Altro richiamo al “calcio totale” è l’intercambiabilità dei giocatori, scelti sul mercato come tali ed eventualmente “educati ad hoc”. A Bergamo, il gioco di Gasperini, con minori mezzi economici di altre squadre, oltre a divertire, pare vincente: il plusvalore, ovviamente, è determinato dalla sua abilità. Un’abilità riconosciuta più volte: “Migliore Allenatore A.I.C.” (2019 e nel 2020), una “Panchina d’Argento” (2007) e due Panchine d’oro (2019 e 2020).

Domenica sera abbiamo visto affrontarsi i due tecnici di cui ho parlato finora. Per riassumere l’esito della gara, tanto l’avete vista tutti, in Toscana siamo usi dire che “ci hanno preso a pallonate”. Vale a dire che non abbiamo vinto un duello, che Carnesecchi ha effettuato solo due parate a fine gara e che Di Gregorio ha fatto miracoli. Vale anche a dire che Motta ha eguagliato il record di Heriberto Herrera, un altro allenatore poco amato. I tifosi storici come me lo ricordano: pochi giorni dopo la morte del grande Gigi Meroni, HH2, questo il soprannome del nostro tecnico, condusse alla disfatta la propria squadra per le reti di Combin (3) e Carelli (1). I nostri in campo, quel 22 ottobre 1967, erano: Angelo Colombo, Gori, Leoncini; Giancarlo Bercellino, Benirto Sarti, Salvadore; Simoni, Del Sol, Zigoni, Sacco, Menichelli. Da notare però come Gori, presto infortunatosi e quasi immobile (al tempo non c’erano le sostituzioni), fu infine costretto ad uscire precocemente dal campo. Motta, con l’Atalanta, non ha nemmeno l’attenuante dell’uomo in meno.

Cos’è che ci fa apparire inferiori alle riserve dell’Empoli in Coppa Italia, e perché ci facciamo cacciare dalla Champions League per mano di una squadra che al turno seguente è stata umiliata a sua volta? Tante le risposte: formazioni iniziali talvolta incomprensibili, non sapere quale sia il nucleo base della squadra, quali siano i ruoli di alcuni giocatori, i continui cambiamenti di formazione iniziale, evidenti problemi di spogliatoio. Ovvio chi ne sia responsabile. Che di colpe ne ha anche altre: guardando Juventus-Atalanta è stata ulteriormente evidenziata la nostra facilità nel subire il contropiede e come, in campo, non si mostri un’anima e non si sappia reagire. Senza contare come la figuraccia epocale di domenica, l’abbiamo fatta spesso anche in partite giocate contro quelle che, una volta, si chiamavano “squadrette”.

Altra cosa molto evidente, dopo Juve-Atalanta, è che mentre Gasperini è un Maestro, Motta è solo un allievo... tra l’altro in bilico, a fine anno, tra improbabili corsi di recupero e quasi certa bocciatura. Giuntoli, Gasperini a fine anno potrebbe essere libero, facci un pensierino: magari ti rivaluta anche quei tre o quattro giocatori che Motta parrebbe aver definitivamente deprezzato.|

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