Al Corsera: «Scatenò l’aggressività dei tifosi. E dire che l’ho tenuto in braccio, andavo a prenderlo al catechismo russo. Non mi ricandido con Fifa e Uefa».
Christillin e la sua Juventus: «Lapo mi diede dell’ingrata sulla Superlega, per tre mesi mi sono dovuta far scortare»
Db Milano 23/09/2019 - The Best FIFA Football Awards / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Evelina Christillin
Christillin e la sua Juventus: «Lapo mi diede dell’ingrata sulla Superlega, per tre mesi mi sono dovuta far scortare»
Il Corriere della Sera, a firma Elvira Serra, ha intervistato oggi Evelina Christillin, la «Faraona », dal 2012 alla presidenza del Museo Egizio di Torino, ma impegnata su molti altri fronti.
Il 4 aprile si chiude la sua esperienza con Fifa e Uefa. Perché non si è ricandidata?
«Avrei potuto fare un terzo mandato, ma sto diventando troppo vecchia e poi ho avuto un tumore alla tiroide che mi ha spinto a rallentare».
Di questi tempi vorrebbero fare tutti il terzo mandato
«De Luca alla presentazione del Salone del Libro ha citato Montale a memoria: solo per quello glielo farei fare».
Torniamo a Uefa e Fifa. Nella scelta di dimettersi alla scadenza, ha avuto un ruolo la famiglia Agnelli?
«Non lo nego. La vicenda della Superlega è stata molto dolorosa per me».
Lapo Elkann le diede dell’ingrata: «È grottesca, senz’anima e senza dignità, un’arrampicatrice sociale».
«Quella frase ha scatenato reazioni aggressive da parte dei tifosi. Per tre mesi mi sono dovuta far scortare, non potevo più mettere piede allo stadio. Ci sono rimasta male: io Lapo l’ho tenuto in braccio appena nato; andavo a prenderlo al catechismo russo, a Parigi, facendolo uscire prima di nascosto per comprargli un gelato».
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È poi tornata allo stadio?
«No, però sono tornata a vedere la Juve, a Bruges. In privatissimo, con quattro amici. Abbiamo una chat che si chiama Super Gobbi, dove ci sono pure Stefano Bonaccini e Andrea Gnassi, ex presidente della Commissione Turismo dell’Emilia- Romagna».
Il miglior allenatore di sempre della Juve?
«Difficile… Lippi e Conte».
Il calciatore?
«Platini tutta la vita».
Farebbe la presidente?
«No, basta. La Juve la vivo come tifosa felice, malgrado tutto quello che è successo. Perché l’unica cosa che non si può cambiare nella vita è la squadra di calcio».
Ha avuto un rapporto privilegiato con la famiglia Agnelli . A casa loro chi incontrava ?
«Poteva capitare di trovarci Margaret d’Inghilterra o Lord Somerset, che veniva a sciare con noi in elicottero sul Cervino: non era tanto capace e l’Avvocato si divertiva a lasciarlo nella nebbia. Poi Pavarotti, Eric Hobsbawm, Pamela Churchill, Edward Kennedy. Io stavo zitta, guardavo e ascoltavo. Purtroppo non ho visto Fidel Castro: era andato nella casa di Roma».
In compenso ha incontrato Putin e ha sciato con lui.
«Sì, ai campionati mondiali a Sankt Anton, in Austria. Ci avvicinammo a Zurbriggen e ci dissero che c’era un signore che voleva salutarci. Era Putin: voleva presentare la candidatura di Sochi; avevamo appena vinto per Torino. Parlava tedesco perfettamente e sciava bene. L’ho rivisto un paio di volte: motivi sportivi».
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