Juve, qualcosa potrebbe cambiare
Il ribaltone dei ribaltoni, quindi, non è in vista. Qualche cambiamento, meno rumoroso del cambio di presidente, potrebbe tuttavia avvenire nell’organigramma della Juventus. Anticiparlo ora non sarebbe, tuttavia, giornalismo ma cartomanzia. Una riflessione è stata appena avviata e prenderà corpo nei prossimi due mesi. Due mesi nei quali ci sarà poco da godere per il popolo bianconero, ma il quarto posto resta la linea del Piave che divide la disfatta totale (con determinate conseguenze anche in società) e il raggiungimento dell’obiettivo economico minimo, che consentirebbe di progettare in modo più sereno la prossima stagione. Stagione, la prossima, che diventa cruciale, perché «l’anno zero», per citare John Elkann, non sta finendo come previsto. Al netto dello “zero tituli”, nessuno ha l’impressione che la squadra abbia seguito un percorso di crescita e progressi; così come pochissimi giocatori sono migliorati tecnicamente e tatticamente (forse le esperienze scioccanti di certe sconfitte potrebbero averne rinforzato il carattere, forse...).
L'anno 0.5
Insomma, non ci sono fondamenta su cui avviare la costruzione del palazzo in quello che sarebbero dovuto essere “l’anno uno”, ma sarà al massimo un «anno 0.5», considerato il gruppetto di giocatori intorno ai quali mettere insieme la squadra. Certo, per coltivare un po’ di ottimismo si può comunque ricordare che al termine della stagione 2010-11 (la prima di Agnelli presidente), il disastro delneriano aveva lasciato dubbi enormi su Chiellini e Bonucci, mentre Barzagli era considerato una passabile riserva. Nel giro di un anno sono diventati la linea difensiva più forte d’Europa e lo sono rimasti per i successivi dieci anni. Ma, al netto delle chiacchiere, la certezza è che fallire anche la prossima stagione non è più una possibilità per chi rimarrà al comando della Juve. Quasi certamente non Thiago Motta. Inutile analizzare, per l’ennesima volta, le sue carenze. È più sincero ammettere che si è trattato di un clamoroso abbaglio collettivo. Nessuno, a giugno aveva ipotizzato una stagione così difficile e deludente: era apparsa una scelta brillante e condivisibile, veniva da una stagione memorabile al Bologna, aveva l’aplomb giusto e idee effervescenti. Oggi quelle stesse idee appaiono confuse e, soprattutto, confondenti per la squadra: qualcosa gli è sfuggito di mano a ottobre e non è riuscito più a riprenderlo (e nessuno sembra averlo aiutato).
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