L’ex ct della Nazionale sarebbe un’alternativa filosofica a Thiago Motta. Ma il club deve fronteggiare anche il rischio di un aumento di capitale.
Juventus, Giuntoli sotto esame: la cura bilancio ha funzionato, quella tecnica no. E spunta Mancini (Tuttosport)
Enschede (Olanda) 18/06/2023 - Nations League / Olanda-Italia / foto Image Sport nella foto: Roberto Mancini
E’ quasi certo che Thiago Motta lascerà la Juventus a fine stagione, nonostante un contratto fino al 2027. In pole per prendere il suo posto ci sarebbe Roberto Mancini, che ha abbandonato da diversi mesi il ruolo di ct dell’Arabia Saudita.
Mancini in pole per la panchina della Juventus
Tuttosport scrive nell’edizione odierna:
Mancini si configura quasi come un cambio di paradigma rispetto alla scelta che ha individuato in Thiago Motta il leader (forse troppo “maximo”) a cui affidare la gestione dell’ormai mitologico progetto di rilancio bianconero. E’ inevitabile che Cristiano Giuntoli si faccia trovare pronto con una soluzione nel caso in cui a Firenze non si dovesse vedere una reazione con la conseguente messa a rischio del fondamentale quarto posto. La scelta sembra essere indirizzata sempre più verso l’ex ct azzurro, che per carisma, storia professionale e caratteristiche tecniche è molto più di un’alternativa, lo rendono alternativo filosoficamente a Motta. Inoltre, la maggiore esperienza “a vincere” da tecnico in club di alto livello gli consente di gestire con maggior distacco e freddezza le pressioni che derivano dall’ambiente.
Filtrano problemi anche nella dirigenza bianconera
Non solo l’allenatore, ma sotto esame per i bianconeri c’è anche l’operato della dirigenza. Il quotidiano riporta:
I risultati che non funzionano rischiano di minare anche i conti economici. L’ad Maurizio Scanavino e il dt Cristiano Giuntoli sono i due dirigenti che hanno preso in carico il compito di avviare il risanamento che deve passare attraverso il ringiovanimento della rosa e l’abbattimento del monte ingaggi per “creare valore”, come ama spiegare lo stesso Giuntoli, sempre molto assorbito dalla “questione conti” in vista di un sostentamento che permetta di non rincorrere più all’intervento dell’azionista attraverso gli aumenti di capitale. Un percorso economico che doveva andare di pari passo con quello tecnico attraverso la valorizzazione dei giocatori, e sportivo, con raggiungimento degli obiettivi. Ma la crisi di risultati ha fatto sì che si siano accese attenzioni nonostante l’indubbio risultato di una semestrale positiva come non accadeva dal 2018.
Tra acquisti e riscatti si arriva a una cifra appena inferiore ai 300 milioni, se scatteranno tutti i bonus previsti dai vari contratti; nel caso in cui si volessero confermare giocatori come Conceiçao (30 milioni) e Kolo Muani, ci si avvicinerà ai 400 milioni. Per compensare le uscite, Giuntoli ha incassato circa 150 milioni dalle cessioni e tagliato gli stipendi. Ciò avrebbe dovuto andare di pari passo con i risultati sul campo, che hanno messo inevitabilmente tutto in discussione. Il rischio di non qualificarsi alla prossima Champions ha ulteriormente alzato il livello d’attenzione, anche in conseguenza del rischio di un aumento di capitale. Se dovesse verificarsi la peggiore delle ipotesi, Giuntoli avrà a disposizione l’intera finestra di mercato di giugno per cedere pezzi pregiati e convincere che la semestrale non è stata solo una felice eccezione.
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