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Juve Milan tra Champions e bilanci: gli incassi che possono cambiare il futuro

Q uesto è il periodo dell’anno in cui il campionato somiglia a un talent show: da una parte i primi della classe, candidati alla vittoria finale, dall’altra i peggiori delle prove, quelli rimandati e dunque a rischio eliminazione. Solo che nel calcio, a differenza della tv, non esistono giudici che possono ribaltare il risultato e il voto del pubblico è ininfluente. Qui decide solo il campo e i suoi verdetti somigliano a sentenze inappellabili. Così, quando mancano dieci partite al fischio finale, Juventus e Milan restano inchiodate a due stagioni drammaticamente sofferte, fatte di pochi picchi e ricorrenti cadute. Poi ci si è messa la Spagna. I percorsi soddisfacenti delle squadre della Liga nelle coppe europee stanno infatti chiudendo la porta del ranking alle italiane: quasi certamente, nella prossima stagione, le nostre in Champions saranno 4 e non 5. Così, con Inter, Napoli e Atalanta avviate a contendersi lo scudetto in un entusiasmante triello, una tra Juve e Milan resterà quasi certamente a guardare.

Juve e Milan, la caccia al quarto posto vale tantissimo

Attualmente non va esclusa neppure l’ipotesi che si facciano male entrambe: un fatto che non si è mai verificato da quando la competizione si chiama Champions League. Per ritrovare una situazione del genere bisogna tornare addirittura al 1991-92: si partiva dai sedicesimi e allora partecipava una squadra per Paese, quella dei campioni d’Italia, quell’anno la Samp. Altra epoca.

Due tra le grandi nobili del nostro calcio, capaci di vincere 11 degli ultimi 14 scudetti (9 la Juve e 2 il Milan), rischiano grosso nella strettoia venutasi a creare per il 4° posto. Alla corsa per raggiungere la El Dorado dei ricavi, infatti, partecipano anche la Lazio, che si trova -1 dalla Signora, il Bologna, oggi a -2, la Roma che è distante 6 punti ma è reduce da un 2025 da regina e la Fiorentina a 7 lunghezze. Il Milan è a -8 e oggi deve battere il Como a San Siro per non alzare bandiera bianca. A partire da questo turno fatto di tre scontri diretti ad alta quota - Bologna-Lazio, Fiorentina-Juve e Atalanta-Inter - nessuno può dormire sonni tranquilli. Soprattutto Motta e Conceiçao che in caso di passo falso rischiano di vivere una sosta infernale tra critiche e accuse.

Si dice spesso che lo scudetto del bilancio, ormai, si conquisti andando in Champions più che vincendo il campionato. Lo dimostrano i cammini delle italiane nell’edizione 2024-25: il Bologna ha incassato 36 milioni, il Milan 59, la Juventus 63, l’Atalanta 65 e l’Inter, ancora in corsa, è a un passo da quota 100. Oltre al bonus per la partecipazione (18,6 milioni) e quello relativo alla posizione finale nel maxi-girone, ci sono i soldi generati dai risultati nelle singole partite, quelli dei vari step raggiunti (playoff, ottavi, quarti ecc) e del nuovo pilastro “value” che fonde ranking storico e market pool. I casi di Juve e Milan sono emblematici: pur avendo fatto entrambe poca strada per il loro potenziale, con soli 10 match disputati hanno incassato una cifra vicina o leggermente superiore ai 60 milioni, bottino al quale vanno aggiunti i ricavi degli sponsor e gli incassi al botteghino. In gioco c’è una valanga di soldi, come ha confermato il bilancio 2023-24 del club bianconero, chiuso con 200 milioni di perdite anche a causa dei mancati introiti Uefa nella stagione di allontamento forzato dalle coppe, “costata” tra gli 80 e i 100 milioni. Le ricadute sono anche sul lato sportivo: andare in Champions non aiuta solo a tenere i conti in ordine, ma garantisce continuità nella competitività. Il Milan ha partecipato alle ultime quattro edizioni accrescendo il proprio fatturato e, prima di questo quadriennio, era rimasto lontano dal torneo per 7 anni consecutivi, un periodo di involuzione tecnica e magro di soddisfazioni per i tifosi. Il pass Champions determinerà le ambizioni delle due proprietà; stabilirà, ad esempio, quanti soldi potranno essere investiti sul mercato e anche quali allenatori siederanno in panchina. La qualificazione sarà vitale per far sopravviviere il progetto di Motta, in questi giorni sommerso dalle voci incontrollate sui possibili sostituti. E potrebbe anche non bastare. L’esperienza di Conceiçao, invece, secondo molti è già al capolinea.

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