Novanta minuti fuori dal campo. A guardare la **Juventus** non giocare e subire tre gol. A sentire i cori di scherno dei suoi vecchi tifosi, che lo hanno comprensibilmente bersagliato. Il ritorno al Franchi, per **Dusan Vlahovic**, è stato questo. Una serata nella quale la Fiorentina ha passeggiato su quel che resta della _Vecchia Signora_, il cui giocatore più pagato non è neanche sceso in campo nella serata più buia della stagione.
La panchina, del resto, è diventata una costante per il centravanti serbo. Nel 4-0 subito dall’Atalanta, per citare il disastro appena precedente alla disfatta, è entrato in campo a 15 minuti dalla fine e ha propiziato il quarto gol della _Dea_: difficile dargliene una colpa. Da gennaio, in campionato, ha giocato titolare una sola volta, nell’1-0 al Cagliari deciso da una sua marcatura. Panchina anche nell’andata e ritorno col Psv Eindhoven, che ha decretato l’uscita della squadra di **Thiago Motta** dalla Champions League.
A motivare le ripetute esclusioni, al netto di qualche problema fisico, ci sono soprattutto due temi. Quello tecnico: il feeling con l’allenatore italo-brasiliano, nonostante un buon avvio di stagione, non è mai scattato. Troppo poco manovriero Vlahovic, troppo poco flessibile rispetto al suo credo tattico Motta. Vi si è aggiunta quella che ormai si può tranquillamente definire una crisi dei rapporti: il rinnovo del contratto-capestro è ormai naufragato da tempo. Del resto, per Dusan - al quale non si può certo imputare la colpa d’aver firmato un accordo per lui eccessivamente vantaggioso - prolungare avrebbe ben poco senso, sotto l’aspetto puramente economico. Da lì, anche la crisi del minutaggio, l’arrivo di Kolo Muani, una serata di spettatore nell’ora più buia della _Vecchia Signora_. Resta una domanda, a Motta, a Giuntoli, a tutto l’ambiente bianconero: visto il poco e nulla offerto da una Juventus oggettivamente inguardabile, davvero uno come Vlahovic, con lo stipendio che guadagna, non serve?