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Juventus, confronto immediato tra Thiago, squadra e Giuntoli. La richiesta dalla dirigenza
items-center text-gray2 flex text-sm gap-1.5"> Cristiano Corbo
7 minuti fa
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Cristiano Giuntoli non ha lasciato spazio a interpretazioni. Nessun taglia e cuci, nessuna ricostruzione, neppure quelle storiche. Le sue parole sono state immediate, perché non c’è tempo per altro: ora tutti devono mettersi in discussione, e non solo l’allenatore. La Juventus ha subito un crollo verticale, il peggiore dei timori diventato realtà. Il progetto è stato messo in un angolo, e proprio lì – faccia a faccia, senza filtri – ogni uomo sarà chiamato a guardarsi dentro.
IL CONFRONTO - Ci sarà nei prossimi giorni con chi resterà alla Continassa, ma è già avvenuto nel ventre del Franchi, subito dopo il triplice fischio e gli insulti piovuti dalla curva. Giuntoli è sceso immediatamente negli spogliatoi con un messaggio chiaro: onorare la maglia, non buttarsi via. Perché ora il quarto posto non è solo un obiettivo, è un obbligo per evitare scenari peggiori.
RESPONSABILITA' CONDIVISA - La scelta di non mettere tutto sulle spalle di Motta è un segnale forte: la responsabilità è collettiva. Il tecnico non è l’unico colpevole, anche i giocatori devono assumersi le proprie colpe. E ora, soprattutto ora, non possono più nascondersi. Giuntoli stesso si aspettava una reazione d’orgoglio dalla squadra – “c’era sempre stata” –, ma stavolta la delusione ha preso il sopravvento, scivolando in un territorio pericoloso: quello della rassegnazione.
COSA SI CHIEDE - Non è questione di un solo nome, è un appello generale. Serve unità d’intenti, serve la forza di chi si trova alle corde ma sceglie di rialzarsi. Mentre il mondo attorno vede una squadra allo sbando, la dirigenza continua a credere nelle qualità di questo gruppo. Forse perché non ha alternative.
A THIAGO MOTTA - Di sicuro, si chiede di più a Thiago Motta. Deve essere la bussola in mezzo alla tempesta, il punto fermo nella foresta oscura. Finora ha dimostrato di essere disposto a cadere con le sue idee e con i suoi uomini. Ma forse, in questo momento, fare un passo indietro – almeno in parte – potrebbe essere la sua ancora di salvezza.
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