A Firenze qualcosa si è defi nitamente rotto, quanto sia rischioso provare ad aggiustarlo nelle ultime nove cruciali partite che decidono la qualifi cazione Champions o quanto lo sia, invece, proseguire con Motta è la prima decisione da prendere per far rinascere la Juventus che, in questo momento, non c’è più. Niente di melodrammatico, solo la constatazione, peraltro avvalorata da chi ha giocato 705 partite e segnato 290 gol (tale Del Piero), che nella mancanza di anima e agonismo vista ieri non vi è traccia di dna bianconero. Non è la prima volta, non sarà l’ultima che la Juventus si trova nella condizione di dover risorgere e chi conosce la storia, sa che ci riuscirà anche questa volta. Le statistiche regalano un ricorso incoraggiante, a cui la gente bianconera può appendere il suo umore fetido.
La Juve può rinascere
Solo altre due volte la Juventus aveva perso due partite di fi la con più di tre gol di scarto: nel 1956-57 con Sandro Puppo, nel 2010-11 con Luigi Del Neri, due stagioni nere cui seguirono immediatamente il ciclo di Charles e Sivori (fra le Juventus più belle di sempre) e il ciclo dei nove scudetti di Andrea Agnelli. La Juventus può rinascere, la Juventus deve rinascere. Adesso salvando il quarto posto, poi ripensando alla costruzione della rosa senza sottovalutare il fattore esperienza e senza sbagliare i grandi colpi, poi scegliendo un uomo giusto per guidarla. La sconcertante formazione con gli ennesimi stravolgimenti di ruoli e gli incomprensibili cambi di ieri pomeriggio ci consegnano un Thiago Motta disorientato e disorientante. Impossibile giudicare le sue idee calcistiche, perché i primi a non capirle sono i giocatori, spaesati, confusi, inermi. Come si può riconnettere l’allenatore alla squadra non è immaginabile, perché tutto ciò che si vede è un gruppo allo sbando che, dopo l’eliminazione con il Psv, in cui c’era un barlume di agonismo, si è arreso alle riserve dell’Empoli in Coppa Italia e si è liquefatto contro Atalanta e Fiorentina. Ovviamente non è solo colpa di Thiago Motta.
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