In panchina, nascosto dal cappuccio del giaccone, senza neanche un minuto in campo. Sì, quello è proprio Dusan Vlahovic, l’eroe decaduto: le telecamere lo pescano quando la Juve si sfalda e l’immagine è più eloquente di mille parole. Siamo sul 3-0 per la Fiorentina e del bomber serbo non vi è traccia, dimenticato da Thiago Motta che non lo annovera più tra le sue scelte. Ormai è chiaro, non c’è più spazio per il centravanti ed è singolare che pure nel momento di massima difficoltà, in cui tutto frana, il centravanti non venga preso in considerazione. È pur sempre il giocatore pagato tre anni fa 81,6 milioni per ridare forma ai sogni di gloria bianconeri. È pure sempre un attaccante da 55 gol in 135 presenze. E invece è praticamente fuori dalla Juve, ancora prima che si consumi l’addio la prossima estate. Il suo contratto scadrà nel 2026 ma non verrà rinnovato: il confronto con la società non ha portato alla stretta di mano, anzi ha raffreddato i rapporti con la Continassa. A questo si aggiungono le frizioni con Thiago che l’ha utilizzato con costanza anche per mancanza di alternative ma, quando le ha avute, lo ha accantonato. Da quando, a fine gennaio, è sbarcato Kolo Muani, il mondo per Vlahovic si è capovolto, fino a diventare l’ultima scelta del reparto offensivo, neanche la seconda. Dall’esordio del francese ex Psg a Napoli, lo scorso 25 gennaio, Dusan ha giocato la miseria di 146 minuti, con una sola presenza da titolare, a Cagliari, partita decisa peraltro da un suo gol, sei ingressi dalla panchina e tre volte senza disputare nemmeno un minuto. Contro Como, Inter e, appunto, Fiorentina. Più le due panchina in Champions nel playoff decisivo con il Psv Eindhoven. Considerando un costo lordo rimanente di stipendio di 5,5 milioni, significa una spesa di 37.600 euro al minuto. Così arriviamo a Firenze, dove Vlahovic non ha messo piede in campo. Sicuri che non servisse? Sicuri che il primo cambio per tentare una disperata risalita dovesse essere Alberto Costa?
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