Nel clima di delusione e incertezza della Continassa c’è già chi ironizza sullo stato di salute della Signora al grido di “era meglio la pareggite”. I bianconeri non pareggiano dal derby dell’11 gennaio contro il Torino. Quel giorno la statistica raggiunse soglie forse preoccupanti: su 19 partite di campionato, 13 volte il campo aveva dato come verdetto il segno X. Il castello costruito da Thiago, da quel momento, ha cominciato a dare segnali di cedimento, pur con dei picchi come le cinque vittorie di fila contro Empoli, Como, Inter, Cagliari e Verona. Nel campionato in cui vanno tutti piano, era bastato questo barlume di continuità per avvicinare la Signora alla zona scudetto.
Tutte le spine di Thiago Motta alla Juve: che elenco
Qualche nodo è comunque venuto al pettine. Il primo riguarda i cambi di formazione: su 42 match stagionali, per 39 volte Motta ha modificato l’undici di partenza rispetto alla gara precedente. Dalle sostituzioni tra i pali alla rotazione dei terzini e dei centrali, passando per gli infortuni più o meno gravi, fino ad arrivare agli incastri del centrocampo e al ballo delle punte: da settembre la Juve non ha mai trovato una vera quadratura e la tendenza è proseguita anche quando gli impegni sono diminuiti a causa dall’eliminazione dalle coppe**. A discolpa di Thiago va comunque detto che la stessa formazione che ha battuto il Verona 2-0, offrendo una delle prestazioni più convincenti della stagione, poi è crollata la settimana successiva nel 4-0 interno con l’Atalanta.** Per tanti calciatori Motta continua comunque a essere «un genio», capace di intuizioni tattiche notevoli. Alla squadra sono però mancate spesso delle certezze, come dimostra l’impiego a singhiozzo di alcuni interpreti. Pensiamo a Fagioli prima della cessione: partito come un punto fermo, Nicolò è finito improvvisamente nel dimenticatoio. Anche Mbangula è stato utilizzato a singhiozzo nonostante diverse ottime prestazioni (il titolare Nico invece non brilla), mentre l’esclusione di Gatti a Firenze e il mancato ingresso nella stessa gara, pure in situazione di svantaggio, di Yildiz e Vlahovic continua ad alimentare il dubbio che qualche rapporto non sia così idilliaco. Su Dusan ieri il ct della Serbia, Stojkovic, ha pronunciato parole decise: «Il trattamento che sta ricevendo alla Juve non è corretto».
Motta e le scelte di formazione
La fascia “itinerante” è un’altra dinamica che potrebbe aver creato dei disagi. Da settembre il simbolo è stato affidato a sette diversi calciatori: Gatti, Danilo, Bremer, Cambiaso (con la Viola è partito dalla panchina ed è uscito zoppicante per il solito problema alla caviglia, ma ieri ha raggiunto la Nazionale), McKennie, Koopmeiners e Locatelli, trovando continuità solamente sul braccio del centrocampista ex Sassuolo. Danilo, il leader scelto dallo spogliatoio già ai tempi di Allegri, a gennaio è stato costretto a fare le valigie in una situazione tra l’altro di vera emergenza in difesa, con Bremer ai box e gli acquisti Veiga e Kelly ancora da completare. La rottura con il brasiliano potrebbe aver pesato, alla lunga, nella gestione di un gruppo che gli era molto affezionato. Ci sono poi i calciatori che non hanno reso. Tre di questi erano i fiori all’occhiello del mercato estivo: Koop è costato 60 milioni dopo una trattativa estenuante con l’Atalanta, Nico Gonzalez altri 40 in seguito a un braccio di ferro con la Fiorentina e Douglas Luiz 50 in un passaggio di cartellini con l’Aston Villa (Iling Junior e Barrenechea a Birmingham hanno fatto solo scalo) che avrà fatto anche bene ai bilanci, ma sul campo non ha migliorato nessuno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA