TORINO - Una tregua? Una speranza? Una strategia per dilazionare i tempi su una decisione già presa? Sono solo alcune delle domande che, inevitabilmente, sottostanno alla decisione della dirigenza bianconera circa la conferma di Thiago Motta. Doppia conferma: la prima da parte di Cristiano Giuntoli nell’immediato post partita di Firenze, la seconda ieri nel corso di un confronto alla Continassa tra l’allenatore, il dt e l’ad Maurizio Scanavino. Incontro non straordinario nella tempistica (avviene spesso alla ripresa degli allenamenti, come appunto è accaduto ieri poiché Motta non ha concesso giorni liberi), ma certo straordinario nei contenuti. Le indiscrezioni riferiscono di un confronto, dai toni pacati ma determinati, durante il quale il club ha ribadito a Motta la fiducia, gli ha chiesto un cambio di passo nei risultati, ovviamente, ma pure nella gestione del gruppo tenendo conto di un maggiore coinvolgimento e ascolto dei giocatori.
Motta e l'autorevolezza perduta
Quello che, neppure troppo in fondo, è il nodo della questione che lo stesso Motta ha sottolineato portando all’attenzione dei dirigenti una costante tutt’altro che banale: negli ultimi anni la Juventus accusa una crisi verticale nel girone di ritorno, a prescindere da chi sieda in panchina. A corroborare il sospetto che i giocatori stiano dentro una bolla, una comfort zone che li protegge da ogni rischio. Sempre assolti. E così Motta, che pure non ha negato responsabilità ed errori, ha spiegato scelte che sono sembrate per lo meno eccentriche come quelle relative alla formazione di Firenze (la cui lettura aveva preventivamente allarmato i dirigenti) e ha invocato una presa di coscienza e una unità di intenti che non sempre ha riscontrato nella gestione quotidiana, evidentemente. Perché va detto che, sulle sue scelte di “gradimento” dei giocatori in rosa, il club lo ha sempre accontentato. È inevitabile, tra l’altro, che - a fronte di questa crisi e delle voci ricorrenti sul possibile esonero - diventerà sempre più difficile per l’allenatore accreditarsi come autorevole di fronte a un gruppo che, pur senza mai remare contro, qualche perplessità e difficoltà l’ha espressa e qualche irrigidimento da parte di alcuni (come peraltro accade ovunque: diffidate sempre di chi vi parla del Mulino Bianco dentro uno spogliatoio) lo ha palesato.
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