TORINO - Nel momento più buio, con 7 gol incassati fra Atalanta e Fiorentina che - in meno di una settimana - hanno di fatto ridimensionato a 360 gradi le ambizioni e i sogni di una piazza intera, i tifosi bianconeri sono alla disperata ricerca di una qualche forma di certezza. Uno scoglio a cui aggrapparsi per prendere fiato e ripartire con quell’incondizionato ottimismo che è solito accompagnare i nuovi inizi. La risposta sta tutta in una foto scattata domenica pomeriggio al Franchi: tra gli spalti del settore ospiti a sostenere i bianconeri - sotto di 2-0 - c’è solo più un tifoso. Un’istantanea dalla straordinaria forza comunicativa, scelta da Tuttosport per popolare la prima pagina di lunedì scorso, dal titolo “C’era una volta la Juve”. Quel ragazzino solo et pensoso con la sciarpa bianconera addosso si chiama Bernardo Brogi, ha 17 anni e vive a Siena. Ancora non sa che il suo ritratto, in poche ore, farà il giro del mondo... «Lunedì mattina mi sono svegliato, ho aperto Instagram e ho iniziato a vedere decine e decine di post che mi ritraevano da solo in mezzo alla curva. I miei amici sono impazziti e hanno iniziato a mandarmeli tutti. Poi ho visto la prima pagina di Tuttosport e non ci potevo credere. È stato incredibile».
Mi racconta un po’ che è successo a Firenze?
«Io sono di Siena, e con il mio babbo - anche lui tifoso sfegatato bianconero - abbiamo questa tradizione di andare tutti gli anni nel settore ospiti a vedere Fiorentina-Juventus. Eravamo sugli spalti, quando un gruppo di tifosi ci ha chiamati in basso, vicino al campo. Li abbiamo raggiunti, convinti che volessero intonare cori a sostegno della squadra, ma una volta lì abbiamo capito che il loro intento era un altro: una protesta contro la squadra. Io li rispetto, ognuno è libero di tifare come vuole, ma a me non era già piaciuto il fatto che lo Stadium si fosse svuotato a metà del secondo tempo con l’Atalanta. Dal mio punto di vista, in questo momento di difficoltà la Juve andrebbe sostenuta il doppio. E così sono tornato su. Non volevo mandare nessun messaggio standomene da solo tra gli spalti, ma semplicemente poter tornare a casa con la coscienza a posto, conscio - nel mio piccolo - di aver dato il massimo per aiutare i ragazzi a superare questo momento così delicato. Hanno bisogno di noi sia quando vincono, sia quando perdono».
E suo padre?
«Lui è andato in bagno, e poi quando è tornato non mi ha più trovato (ride ndr.)».
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