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Juventus, le accuse di Fagioli fanno male: da Kean a Huijsen, i danni di aver dato troppo potere a Motta
items-center text-gray2 flex text-sm gap-1.5"> Gianluca Minchiotti
6 minuti fa
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L'intervista rilasciata da Nicolò Fagioli al Corriere dello Sport sta facendo scalpore, scatenando in particolare i tifosi della Juventus. Partiamo da una sintesi delle dichiarazioni più pesanti sulla Juventus e su Thiago Motta da parte del centrocampista, oggi alla Fiorentina e protagonista del 3-0 di domenica contro i bianconeri: "Dopo Genoa e Lipsia Motta non mi ha più considerato. Firenze mi ha restituito il piacere e la leggerezza"; "Quando sai che l’allenatore non ti vede, se manca la fiducia ti prepari peggio, vai al campo, senti la pesantezza dell’allenamento e naturalmente non rendi. Se entri per tre, quattro minuti e ti dicono che devi entrare meglio, dentro di te scatta qualcosa di negativo. La testa gira diversamente".
LA CONFERMA - L'aspetto interessante delle parole di Fagioli è quello di dar voce ai dubbi che in tanti hanno, all'interno e all'esterno della Juventus, sulla modalità adottata da Thiago Motta nel rapportarsi con i calciatori. Ne abbiamo già scritto anche qui su calciomercato.com: il tecnico italo-brasiliano è accusato di essere troppo intransigente e poco empatico nel dialogo con il gruppo e con i singoli, due aspetti del suo modo di allenare che Motta aveva già evidenziato a Bologna (LEGGI: Perché la Juventus si stupisce di questo Thiago Motta? È lo stesso di Bologna: formazioni, big ed empatia ma senza risultati).
Juventus, le accuse di Fagioli fanno male: da Kean a Huijsen, i danni di aver dato troppo potere a Motta
FAGIOLI, COSA E' SUCCESSO - Come riferisce IlBianconero.com, tra Thiago Motta e Fagioli non ci sono stati particolari episodi di tensione, o almeno non sono emersi come accaduto invece per altre situazioni (Danilo ad esempio). Il "problema" tra i due è stato di campo, nelle scelte. Una mancanza di fiducia che, interpretando il pensiero di Fagioli, si spinge fino all'assenza di spiegazioni delle ragioni dietro le tante esclusioni e di come, in poco tempo, Fagioli sia passato da semi titolare a non essere più considerato neanche come un'alternativa valida, fino a diventare l'ultima scelta nelle rotazioni. E qui si torna alla poca empatia di Thiago Motta con i giocatori, al poco dialogo che in alcuni casi ha lacerato i rapporti e in altri mandato in "confusione" (ad esempio nel caso di Kenan Yildiz).
RIMPIANTI - In ultima analisi, torniamo su uno dei nostri cavalli di battaglia nel commentare, in questi giorni, l'operato di Motta, del ds bianconero Cristiano Giuntoli e di tutta la Juventus. La sensazione è che la scelta della proprietà di aver dato così tanto potere a un unico dirigente (Giuntoli), senza uomini di calcio in società che possano fare da contrappeso (il presidente Gianluca Ferrero e l'ad Maurizio Scanavino non lo sono), possa aver provocato danni sia per il presente che per il futuro della Juventus. E che la scelta fatta a sua volta da Giuntoli, di fidarsi ciecamente, fino a un certo punto (ora non più), delle indicazioni di Motta, possa aver fatto il resto, ampliando la portata del danno. Parlare a cose fatte è più facile, ovviamente, ma gli avvenimenti delle ultime settimane (il rendimento della Juventus da una parte, quello di alcune delle sue cessioni dall'altra) sembrano dar torto a Motta e Giuntoli. Le cessioni di Fagioli, Kean e Huijsen soprattutto, ma anche di Soulè, Rovella, Miretti e Nicolussi Caviglia sono già un rimpianto per la Juventus. Soprattutto, a questo punto, per la leggerezza e per la mancanza di chiarezza che le hanno determinate.
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