L'ex attaccante Giuseppe Rossi ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera a pochi giorni dal match d'addio al calcio che disputerà al Franchi alle 18: "Chi ci sarà? Batistuta e Toldo, Toni e Cassano, poi Grosso, De Rossi, Mario Gomez e non solo. Anche due grandi allenatori come Ranieri e Ferguson. Ferguson? Non lo sentivo da molto tempo ma mi ha detto subito di sì".
Dopo la morte di suo padre lei segna 35 gol in un anno al Villarreal.
"Volevo spaccare tutto per realizzare il suo sogno. Perdiamo 3-1 al Camp Nou contro il Barcellona di Guardiola ma giocando un grande calcio contro una delle squadre più forti di sempre. Il giorno dopo i miei agenti vengono contattati da alcuni uomini del club che volevano sondare la mia disponibilità. Andarono perfino a Clifton per parlare con chi mi aveva visto crescere per conoscere le mie abitudini".
E poi?
"Ero in vacanza ad Acquaviva d'Isernia, montagna molisana, il paese d'origine di mia mamma. Trecento abitanti, il cellulare non prendeva. Giravo per strada con le braccia al cielo in cerca di una tacca. Poi Villarreal e Barcellona non trovarono l'accordo e Guardiola prese Sanchez".
È stato l'unico treno perso?
"Mi voleva la Juventus, dovevo essere il post Del Piero. Ero in macchina con mio zio, lui che guidava e io dietro che parlavo al telefono con Marotta e Conte. Offrirono quasi 30 milioni ma il Villarreal era appena tornato in Champions e aveva già venduto Santi Cazorla. Il club non se la sentì di cedere anche me".
Nel 2013 con la maglia della Fiorentina segnò 3 gol alla Juve in 15'.
"Ma con Buffon non ci ho mai scherzato, neanche nei ritiri con la Nazionale. Avevo paura che mi tirasse due schiaffoni. Una partita storica, un boato che tutti i calciatori vorrebbero sentire. Sono stato fortunato a trovarmi lì".
Nel momento migliore della sua carriera, al Villarreal, si rompe il ginocchio. Sarà solo la prima volta.
"A livello psicologico è dura, infortuni così ti tolgono un anno e io in carriera ne ho dovuti affrontare cinque. Devi sempre tenere vivo il sogno pensando che tutto è ancora raggiungibile. Ma il dolore è tanto, come il tempo da trascorrere da soli. Il calcio è un mondo falso. Fino al giorno prima mi volevano tutti, poi più nessuno".
Oggi gioca la Nazionale. Per lei gioie e dolori.
"Nel 2010 Lippi non mi portò al Mondiale. Avevo giocato sempre, qualificazioni e amichevoli. Dopo la morte di papà restai a casa un mese e mezzo e lui non mi ritenne pronto a livello psicologico. Ma è acqua passata, l’ho invitato alla partita di sabato. E poi Prandelli mi tenne fuori da quello del 2014. Non mi vedeva bene fisicamente, però i test dicevano altro".