corrieredellosport.it

La Juve chiama Mancini: le richieste dell'ex ct e le alternative a Thiago Motta

Thiago Motta, contro il Genoa è decisiva: gli scenari

A Motta resta il Genoa come appiglio: una grande vittoria, magari insieme alla riconquista del quarto posto, potrebbe far respirare l’italo-brasiliano allontanando lo spettro di un esonero immediato, oltre che spazzare via quelle voci circa l’atteggiamento di un gruppo che comincerebbe a prendere le distanze dalla sua gestione tecnica. Battendo il Grifone in modo convincente, Thiago dimostrerebbe di avere la squadra ancora dalla propria parte. Dopotutto, si sa come funzionano queste storie: quando - sportivamente parlando - hai quasi un piede nella fossa, la fedeltà dei calciatori è misurabile dall’impegno che ci mettono per tirarti fuori da quella brutta situazione o, viceversa, per darti l’ultima spinta. L’allontanamento, però, sarebbe tutt’altro che facile. Thiago ha infatti un contratto fino al 2027 e l’addio anticipato per volontà della Juve obbligherebbe lo stesso club ad accantonare circa 12 milioni, e in qualsiasi caso a pagare nel secondo anno una penale denominata “break payment clause”. Una spesa non ininfluente che impatta pure sulla programmazione finanziaria, alla luce delle ingenti spese nelle ultime due sessioni di mercato e dell’incertezza sul destino europeo della prossima stagione. A conti fatti, dieci partite di Champions possono portare 80 milioni, mentre un cammino simile in Europa League quattro volte di meno. Così la fiducia al tecnico è stata estesa ancora per un paio di settimane. È una questione soprattutto di opportunità, non solo economica. Non manca chi sostiene, ad esempio, come una possibile sindrome dell’abbandono dei dirigenti più vicini a Thiago possa essere spiegata con il timore di veder saltare tutto il banco, dal restyling dirigenziale alle scelte di mercato. Sia pubblicamente sia informalmente, comunque, la Juve si è schierata dalla parte del tecnico, augurandosi di aver dato una scossa alla squadra grazie alla reprimenda di Giuntoli nello spogliatoio del Franchi, a cui è seguito il colloquio di lunedì alla Continassa tra il dt, l’allenatore e l’ad Scanavino. L’ultima parola sarà di John Elkann, il Ceo di Exor, che dopo l’Atalanta aveva rassicurato Motta e che un anno fa, di questi tempi, assegnava a Giuntoli pieni poteri chiedendogli di avviare un progetto triennale all’insegna della stabilità.

Juve, le alternative sono Tudor e Pioli

Contatti ci sarebbero stati anche con Tudor, che reduce dall’esperienza con la Lazio della passata stagione in un primo momento era apparso poco incline a salire su un altro treno in corsa. Nelle ultime ore, però, il suo nome è tornato di moda: il croato conosce l’ambiente, è stimato dai tifosi e potrebbe decidere di cogliere l’occasione per cercarsi poi la conferma sul campo. È stato fatto anche il nome di Pioli, che all’Al-Nassr, in Arabia, guadagna 12 milioni l’anno. In base a diversi calcoli fiscali, però, avrebbe molto da perdere in caso di rescissione immediata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Read full news in source page