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Fino alla fine? Tutto il contrario: Motta, numeri shock e Juve senza Dna

TORINO - Da trent’anni a questa parte, che sia sulle mura delle sedi bianconere, nei layout predefiniti di qualsiasi comunicazione scritta del club per gli addetti ai lavori, sui fermacarte o ancora nelle bio delle varie pagine social, è un claim in particolare a farla da padrone: “Fino alla fine”. Tre semplici parole da tatuarsi sulla pelle, una volta entrati a contatto con l’universo Juventus. Una bussola fatta e finita per giocatori, dirigenti e membri dello staff, utile per orientarsi di fronte agli innumerevoli bivi - sportivi e non - della stagione. Al netto dei tanti alibi evocati dalla proprietà negli ultimi mesi - dai tanti infortuni, alle intuizioni sbagliate sul mercato, passando per gli errori dei singoli giocatori -, il vero problema della Juventus è che ha perso la propria identità. Quel Dna battagliero che ha permesso ai bianconeri di elevarsi al cospetto delle altre società italiane, non c’è più. Oggi la squadra di Thiago Motta si trova a fare i conti con una fragilità di spirito impressionante. Al primo colpo si arrende quasi sempre, consegnando le chiavi del match all’avversario. Basti pensare che i bianconeri occupano la 12ª posizione della classifica in termini di punti raccolti da situazioni di svantaggio. Quando la Juve va sotto, infatti, non vince nell’87,5% dei casi.

Juve, contro l'Empoli l'unico successo in rimonta

Nelle 8 occasioni in cui i bianconeri si sono trovati a rincorrere in campionato, sono arrivati 4 pareggi, 3 sconfitte e una sola vittoria, contro l’Empoli all’Allianz. Alla rete dell’ex De Sciglio, la Juventus ha risposto con la doppietta di Kolo Muani e i centri di Vlahovic e Conceiçao. Una vittoria sporca e sofferta, al contrario di quanto suggerisse il parziale. L’inizio di una cavalcata provvidenziale, con il primo filotto di successi in Serie A (5, per l’esattezza) a scardinare violentemente dopo mesi di “pareggite cronica” un termine che pareva ormai obsoleto: scudetto. Poi l’apocalisse, propiziata dalle eliminazioni in Coppa Italia e Champions - nel giro di una settimana - fino ad arrivare alle clamorose debacle contro Atalanta e Fiorentina, divertitesi tra Torino e Firenze a infilzare Di Gregorio e compagni per ben 7 volte. Due partite che hanno reso quantomai evidente questa tendenza dei bianconeri alla rassegnazione. Dopo il 2-0 della Dea, la squadra di Thiago non ha più messo una parvenza di cattiveria nei tackle, nella progressione palla al piede... Ha smesso di creare, concedendo all’Atalanta di palleggiare tra gli “olè” dei propri tifosi. Un epilogo senza precedenti allo Stadium, ripetutosi poi con la Fiorentina.

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