corrieredellosport.it

Mancini alla Juve: i vantaggi e gli svantaggi di una scelta per vincere

Gli effetti dell'arrivo di Mancini

Questa scelta, come quella di Tudor, non è immune da effetti collaterali. Il primo: Mancini non allena un club dal 2018 (lo Zenit) e in Serie A non mette piede dal 2016. Il secondo: Mancio non accetterebbe quattro mesi di contratto, ne vuole almeno 16. L’ultimo accordo con la Nazionale italiana fu di 4 milioni netti annui; dopo le dimissioni, in Arabia ne ha percepiti invece 25. Motta guadagna 5 milioni e ogni tipo di discorso con il tecnico marchigiano non potrà non partire da quella soglia. Rispetto a Tudor, qui si vola a cifre più alte. Infine, il fattore ambientale. Di Tudor i tifosi ricordano frasi come «la Juve è il miglior club del mondo», di Mancini invece le invettive ai tempi di Calciopoli, nonostante lui abbia detto di essere cresciuto, nel mito di Bettega, come tifoso della Juve. Roberto però si è trasformato nel tempo in un simbolo nerazzurro: l’Inter è la squadra che ha allenato più volte (303), in due diverse circostanze, guidando il passaggio tra il dominio sabaudo pre-Calciopoli e quello milanese degli anni successivi. Negli sfottò da bar, un tempo si diceva che la Juve comandasse nei palazzi della politica, che in campo incutesse una sudditanza psicologica e che l’Inter, per vincere, dovesse avere in panchina e dietro la scrivania dei figli bianconeri (Trapattoni, Conte, Marotta). Oggi l’antica rivalità va letta al contrario, dai venti che soffiano in Lega ai punti in classifica, fino alle scelte tecniche che, in caso di addio a Thiago, potrebbero portare un altro ex interista alla Continassa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Read full news in source page