Il destino di Thiago Motta sulla panchina bianconera è certamente legato a scelte tecniche sulla capacità di tenere la squadra sul pezzo, per inseguire obiettivo sportivo rimasto alla sua portata (la qualificazione in Champions) ma anche a valutazioni di natura economica. Il tecnico ha firmato un contratto triennale da 5 milioni netti a stagione ma l’accordo conterrebbe un paracadute (la cosiddetta “break payment close”) che scatterebbe in caso di licenziamento entro il secondo anno di contratto. Ciò significa che la Juve spenderebbe una quindicina di milioni solo per liberarsi dell’allenatore ingaggiato appena l’estate scorsa, anche perché un tecnico non viaggia mai solo ma in compagnia del suo staff.
Juve, il peso dell'esonero
A queste cifre si aggiungerebbe ovviamente il costo del nuovo e del relativo entourage. La Juve avrebbe bisogno di una guida tecnica di prima fascia, per affrontare in modo credibile un finale di campionato molto delicato, ma nessun allenatore di un certo livello accetterebbe il ruolo di traghettatore per nove partite. È vero che ci sarà anche il mondiale per club, ma costituisce una complicazione ulteriore di natura contrattuale perché la nuova manifestazione si svolgerà a cavallo del 30 giugno (data di scadenza dell’esercizio sociale e dei contratti) quindi occorrerebbe, quanto meno, prolungare un eventuale accordo per coprirsi nel caso (auspicabile) di una qualificazione alle fasi finali del torneo. Chiunque arrivasse sulla panchina della Juve potrebbe dettare le sue condizioni, un po’ come lo stesso Motta, ricercatissimo l’anno scorso grazie ai successi del Bologna. Esigerebbe come minimo un impegno pluriennale e chiederebbe garanzie sul mercato. La Juventus può permettersi tutto ciò?
Situazione Juve
La semestrale al 31 dicembre 2024 ha offerto segnali rassicuranti. Il percorso di risanamento dei conti prosegue, non senza difficoltà, e il conto economico ha mostrato un risultato netto finalmente positivo (16,9 milioni) dopo anni di perdite. Quasi certamente non ci sarà l’utile alla fine della stagione attuale, ma l’evoluzione della gestione pare indirizzata nella giusta direzione. Questo risultato ha richiesto al management sforzi notevoli sul fronte del mercato in uscita (che ha contribuito con 67,4 milioni di ricavi) ma pure nella gestione del costo della rosa, che si è abbassato di quasi 20 milioni rispetto al primo semestre dell’anno precedente. La sostituzione in corsa dell’allenatore non vanificherebbe questi progressi ma toglierebbe spazio a possibili interventi sul mercato, dove pure i rinnovi di alcuni giocatori in scadenza (Gatti e McKennie) sembrano rallentati dalla difficoltà di prevedere se l’obiettivo del quarto posto sarà raggiunto. Infi ne, non bisogna trascurare il fatto che la scelta di un allenatore a marzo (ma inevitabilmente vincolante per le stagioni successive) escluderebbe alcune opzioni interessanti che potrebbero presentarsi solo a fine stagione. Insomma, bisognerà capire se il management valuterà preminente la necessità di imprimere alla squadra la famosa “scossa” oppure se prevarranno altre valutazioni di natura economica e strategica.
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