È una Juve machiavellica e calcolatrice quella che in queste ore di apparente silenzio sta programmando il suo futuro con Igor Tudor. Nelle segrete stanze della Continassa, in un weekend di pausa dagli allenamenti, i dirigenti stanno scrivendo sottotraccia la parola fine sul rapporto con Thiago per spalancare le porte al croato, che avrebbe sorpassato nelle preferenze Roberto Mancini accettando di fare il traghettatore. Firmerebbe con Giuntoli un contratto di 4 mesi, fino a luglio, chiudendo quindi il campionato e giocandosi le proprie carte per la riconferma al Mondiale per Club negli Stati Uniti. E poi? Forse avrebbe un’opzione per il rinnovo, ma a favore del club e certamente legata alla qualificazione in Champions. Mancio, a differenza di Tudor, chiedeva un progetto a medio termine: avrebbe voluto infatti avere la garanzia di sedere ancora sulla stessa panchina nel 2025-26, a prescindere dall’esito della lotta per il 4° posto e dal percorso nella rassegna iridata della Fifa. Sono due allenatori agli antipodi per idee, carriere, rapporti con la piazza, moduli e anche pretese contrattuali.
Tudor in pole position
Da una parte c’è l’occasione che Igor, specialista nel 3-5-2, nella verticalità e nella pressione a tutto campo, vorrebbe cogliere al volo. Per lui, bianconero dal 1998 al 2006, la chiamata sarebbe come il famoso treno che passa una volta nella vita. Parliamo di un uomo di rottura, che non ama i compromessi. Con Lotito, alla fine della passata stagione, finì per discutere poiché pretese di cambiare otto calciatori nella rosa e di guidare in prima persona le scelte di mercato. Così, nonostante la media di 1,92 punti a gara nel post Sarri, alzò i tacchi e si dimise. Mancini, viceversa, preferisce la difesa a 4, le tre punte o in alternativa il trequartista, e si sarebbe volentieri rimesso in discussione sette anni dopo l’ultima esperienza con un club (lo Zenit). Il primo è considerato uno juventino d’acciaio e dal carattere rude ma con poca esperienza in una squadra che ambisce ai massimi obiettivi, l’altro ha l’etichetta del vincente al quale piace lanciare i giovani; nonostante si sia definito un "tifoso della Juve fin da bambino", l’ex ct azzurro continua a essere visto dalla piazza come un simbolo dell’Inter post-Calciopoli. La scelta più facile, come detto, conduce a Tudor: una soluzione che permetterebbe a Giuntoli di avere un certo margine per il futuro, restando sempre viva l’idea di riportare Conte a Torino nel caso in cui Antonio decidesse di salutare Napoli a fine stagione. Qualsiasi fosse il destino della panchina, il dirigente Chiellini in questa fase così delicata dovrebbe riavvicinarsi alle cose di campo, anche per dare un segnale all’ambiente.
Conti da aggiustare
Questa Juve è machiavellica soprattutto perché il fine - in questo caso il sacro bilancio - può arrivare a giustificare i mezzi, anche quando sono poco consoni a un club dal blasone mondiale. La vicenda Motta è significativa: pur di risparmiare qualche milione di euro, la Signora potrebbe giocare una partita decisiva per il suo futuro, sabato prossimo contro il Genoa, con un tecnico già sfiduciato dalla sua proprietà. Sarebbe clamoroso, eppure è lo scenario al quale si rischia di andare incontro senza una svolta immediata. Exor potrebbe evitare l’imbarazzo mettendo mano al portafogli, ricapitalizzando per sbloccare l’indice di liquidità che il 31 marzo verrà misurato come prevedono le norme federali. Ecco dunque il bivio: se la proprietà trovasse ulteriori risorse nell’immediato (dopo i 200 milioni versati nella passata stagione), allora si arriverebbe all’esonero di Thiago già nelle prossime ore. In caso contrario, l’allenatore italo-brasiliano resterà invischiato in questo purgatorio di silenzi e frasi non dette. Appeso, quindi, a un destino che pare già deciso.
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