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Da matricola a meteora: ma la Juve può davvero fare a meno di Adzic?

TORINO - No, non ha proprio intenzione di fermarsi. Vasilje Adzic sta sfruttando tutta la pausa internazionale per rimettersi in mostra, per dire e dirsi di poter ambire a essere un’opzione concreta per questa Juventus a corto di fantasia e di carattere. Ecco: ne sta dimostrando parecchio il giovane montenegrino, e ha iniziato a farlo soprattutto dopo la retrocessione in Next Gen. Il motivo? Tanto semplice quanto efficace: per mettere in evidenza le sue qualità, il fantasista aveva bisogno naturalmente di continuità. Di giocare. Di liberarsi dell’etichetta del ragazzino prodigio e di poter prendere pure qualche botta per poi capire quanto sia facile rialzarsi. Vasilje è tornato a balzare agli onori della cronaca non per atteggiamenti o richieste, ma perché il campo ha fatto la sua parte. Nella sfida tra il suo Montenegro Under 19 e i pari età della Polonia, il trequartista - con la fascia al braccio e numero 10 - ha segnato una punizione spettacolare da almeno quaranta metri.

Adzic fondamentale. E Motta che fa?

Un gioiellino. E fondamentale: la sfida era valida per la seconda fase di qualificazione alla fase finale dell’Europeo di categoria. È terminata con il successo montenegrino, arrivato dopo il pari di giovedì contro la Slovacchia, quando era finita 1-1 e in gol era andato sempre Adzic. Adzic che Thiago Motta non vede da praticamente da un mese, l’ultima volta in prima squadra è stata con l’Empoli, nella sciagurata serata di Coppa Italia. In campionato, invece, ci avviciniamo a quota 60 giorni di assenza: in panchina con Como, Empoli e Napoli, mai convocato in Champions League; l’ultimo minuto risale alla vittoria interna dei bianconeri con il Milan, l’unica volta sopra il quarto d’ora, il 19 ottobre dello scorso anno: allo Stadium, la Juve vinceva con la Lazio.

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