l personaggio Neo, nel film Matrix, era un hacker disilluso davanti a un dubbio esistenziale: pillola azzurra per ritornare alla normalità, pillola rossa per andare a scoprire l’ignoto. Tudor alla Juve è un uomo coraggioso al cospetto di un bivio simile. Pillola azzurra? Igor punta sul 3-4-2-1, modulo nel quale crede con convinzione e che propone da anni, rivoluzionando dopo la Lazio di Sarri anche la Signora di Motta, costruita per giocare con una linea difensiva a quattro e due ali offensive. Tradotto: il croato si gioca la conferma in nove partite con gli strumenti a lui più consoni, a costo di sconfessare con le proprie scelte di campo il mercato da 260 milioni di euro della società che lo ha appena tesserato. Pillola rossa? Tudor si adatta alle caratteristiche della rosa, diventa per una volta “aziendalista” nel senso nobile del termine, cerca di valorizzare il valorizzabile e dimostra alla proprietà di poter essere molto più di un traghettatore-aggiustatore, insomma un tecnico con il quale è possibile costruire anche la stagione 2025-26 senza far passare il messaggio che poi la Juve, con lui ancora al timone, andrebbe rivoluzionata per sposare un differente credo calcistico. Alla Lazio fece esattamente questo: a fine stagione, dopo aver rivoluzionato il gioco di Sarri, pretese otto cambi, discusse con Lotito e si dimise.
Juve, le linee guida di Tudor
Chi conosce il croato, un “hombre vertical”, scommette sul fatto che non rinnegherà le proprie idee, soprattutto dopo aver appena colto l’occasione della vita. Tudor, di solito, preferisce rischiare con le proprie carte piuttosto che pescare dal mazzo. Nei prossimi allenamenti, preparando la partita di sabato con il Genoa, si capirà quale delle due strade avrà deciso di battere. Nell’ipotesi più concreta del 3-4-2-1 avrebbe l’opportunità di far coesistere Kolo Muani e Vlahovic, il primo dietro al secondo, di accentrare Yildiz e di riportare Koopmeiners nel ruolo di trequartista in cui si esaltò con Gasp all’Atalanta, ma anche di dare solidità alla difesa con un centrale in più accanto a Kalulu e Gatti (Veiga è favorito su Kelly) e di utilizzare Cambiaso e Weah a tutta fascia, in ruoli congeniali alle loro caratteristiche. Al tempo stesso, dovrebbe ogni volta sacrificare almeno tre esterni d’attacco su quattro - Conceiçao, Nico e Mbangula nell’ipotesi di formazione sopra citata - a meno che non venga chiesto a qualcuno un lavoro sui generis, cioè fare il tornante a tutta fascia. Con la Lazio il compito toccò a Zaccagni: fu come ingabbiato. Il 3-4-2-1 potrebbe inoltre penalizzare l’incursore McKennie, sempre che Weston non traslochi sulla trequarti; al quel punto però rischierebbero la panchina quasi tutti i colpi di Giuntoli: da Nico a Koop, fino a Conceiçao e Kolo. Sarà davvero possibile? La risposta è sì nel caso in cui il croato abbia sposato la Signora con una premessa: mi chiedete la Champions? Provo a portarvela, ma con i miei metodi.
Alternative
Con il 4-2-3-1 o il 4-3-3, viceversa, Tudor ripartirebbe dallo schieramento di Motta e potrebbe comunque apportare le tipicità del suo stile: la pressione a tutto campo, la verticalità a dispetto dell’orizzontalità e le mercature uomo su uomo. In Italia non ha mai giocato così, all’estero sì: all’Hajduk, al Paok, al Karabükspor e al Galatasaray. Fino a ieri la Juve aveva 14 nazionali in giro per il mondo, da oggi inizieranno a rientrare alla base. L’erede di Thiago comincerà a scoprire le sue carte.
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