L'esperienza di Fabio Capello è così vasta che sembra abbia vissuto almeno tre "vite calcistiche". Centrocampista dai piedi buoni, allenatore vincente in tutta Europa. Come riassumerle? Ci ha provato lo stesso tecnico, ospite del programma "Larmandillo" per la rete televisiva svizzera Rsi, nel quale si è raccontato senza filtri. Tanti gli aneddoti, le pillole, i retroscena. Da ct della Nazionale inglese, i rapporti con i tanti campioni allenati, fino agli anni della Juventus prima della rivoluzione di calciopoli.
Capello si racconta: al Milan prima da calciatore poi da allenatore
Nella carriera da calciatore Capello ha indossato diverse maglie pesanti, delle stesse squadre dove poi è divenuto un allenatore vincente. Nel 1976 quando militava nella Juventus, mentre era in vancanza in Turchia, gli venne notificato il suo passaggio al Milan. Il tecnico racconta come non avesse avuto voce in capitolo in quel trasferimento: “A quei tempi lo dovevi accettare, eri come un animale”.
Appesi gli scarpini al chiodo, ha avuto modo di allenare diversi campioni con la maglia rossonera, su tutti Paolo Maldini, e racconta: "Maldini lo allenavo nella Primavera, Liedholm vide prima di me qualcosa in lui, io non ero d'accordo quando fu convocato in prima squadra. Nils pose le basi, la difesa a quattro la impostò lui al Milan. Nessuno lo ricorda mai. Tassotti-Maldini-Baresi-Galli: quella è stata la base di tutti i successi miei e di Sacchi*". E poi, Savicevic: “I giocatori bravi li ho sempre apprezzati. Lui giocava un tempo, poi restavamo in dieci, dovevi solo attendere la giocata. A un certo punto facemmo una riunione con i giocatori, e gli dicemmo: non devi fare il terzino oppure difendere, ma dobbiamo avere equilibrio. Da quel momento abbiamo risolto il problema. I*l suo pallonetto per il gol del 3-0 in finale contro il Barcellona resta una perla, era geniale”. Con Gullit: “Non lo convocai ma non lo avvisammo. Non per colpa mia ma di chi si occupava di comunicarlo ai calciatori che ebbe questa dimenticanza. Ci ritrovammo sul pullman, mi scusai e gli dissi che non avrebbe giocato. Fra l’altro, proprio per questi problemi qua ho perso una Coppa Intercontinentale. Avevamo preparato la finale con Raducioiu al posto di Savicevic che pensavamo fosse squalificato. La partita si giocava a mezzogiorno e ci vennero a dire che Savicevic poteva giocare essendo una competizione Fifa, dopo aver preparato il match diversamente. Decisi lo stesso di non farlo giocare. Certamente lui mi avrebbe dato qualcosa in più, però umanamente mi sono sentito onesto”.
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