tuttosport.com

Tudor: “Juve, ti vorrei per 10 anni. Koopmeiners e Yildiz rari, Vlahovic e il capitano..."

Tudor, paragone Motta e il modo di giocare

Durante la conferenza Tudor ha anche parlato del suo modo di giocare senza fare troppi paragoni con il passato: "Ho fatto la difesa a quattro, a tre, pressing a uomo, a zona. È tutto importante, ma bisogna trovare l’assetto giusto per i giocatori che hai a disposizione. La differenza non la fa questo, ma la voglia, lo spirito di sacrificio, lo stile. È tutto compito dell’allenatore riuscire a trasmettere queste cose". Su Motta: "Non posso paragonare la mia Juve con quella precedente. Io faccio il mio, vedo, e sabato ci sarà una conseguenza del mio lavoro. Spero di far vedere già qualcosa: lo spirito, il cuore. Anche tatticamente ma per le cose giuste ci vorranno due o tre settimane". Sulla fase offensiva: "Non bisogna rinunciare a niente, bisogna fare tutto. Voglio gente che si diverta, sennò il calcio va in una direzione... La mia opinione è che si deve sempre fare un goal in più, ma anche correre e difendere. Mi piace attaccare con tanti ma anche non prendere goal. Se andiamo tutti là e poi prendiamo contropiede, cosa facciamo... Il lavoro dev'essere completo".

Sui tifosi e la spinta dell'Allianz: "Scuotere o coccolare la squadra? Tutte e due. Bisogna prepararsi, mettere cattiveria giusta, però senza ansia e pressione. Qua sappiamo com'è. I tifosi sono sempre importanti, sabato ci daranno un bel supporto. Il club si ama anche in momenti del genere. I ragazzi ci tengono e sono sicuro che partiranno bene". Sulla sua personalità e di come è stato descritto in questi giorni:"Sono belle descrizioni che a volte vanno in una o in un’altra direzione. Quasi sempre non è ne bianco ne nero, ma grigio. Mi considero un allenatore esperto avendo iniziato molto presto per i tanti infortuni avuti da calciatore. Ho vissuto all'estero e girato tanto". A chiudere sul contratto e il futuro: "Sono un po' particolare perché faccio scelte con il cuore. Se mi sento che è giusto io proseguo, se sento che non è giusto io vado a casa. Si vive il presente, il momento, anche nella vita ma anche questo lavoro. Avere 10 anni di contratto a me cambia poco. Io vorrei stare 10 anni qui ma faccio comunque il mio lavoro. Vado forte, preparo le partite e cerco di motivare la squadra. Così va vissuta la vita da allenatore. Poi quello che succede in futuro non va controllato. Io farò l’allenamento di oggi, dovrò parlare coi giocatori, così va vissuta la vita da allenatore".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Read full news in source page