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"Motta si credeva Dio, gli serviva Moggi. La Juve dopo Tudor prende Guardiola!"

MILANO - Gigi Maifredi ha commentato l'esonero di Thiago Motta dalla Juventus, sulle pagine del quotidiano "Libero" l'ex allenatore ha rivisto quella che fu la sua breve avventura in bianconero. Maifredi infatti ha fatto riferimento alla sua esperienza nel commentare l'addio di Motta dalla Juve: "Come me Thiago Motta è arrivato a Torino credendo di essere Dio in terra e ha sbattuto la faccia contro lo spogliatoio. Il suo errore è stato pensare che alla Juve potesse allenare come a Bologna. Ma c'è una differenza tra me e Thiago. Lui è stato chiamato da John Elkann e Giuntoli per migliorare il gioco, io dovevo smembrare il passato e imporre il nuovo corso con la zona contro gioco all’italiana. La società non lo ha aiutato, soprattutto Giuntoli che già non aveva aiutato Allegri l'anno scorso. Ha dimostrato di non essere il ds (in realtà è Managing Director Football, più un dt, ndr) giusto per risollevare le sorti di una situazione che via via è peggiorata. Lui ha lasciato affogare Motta, che avrebbe avuto bisogno di una persona come Moggi nelle scelte di mercato. Ma Luciano aveva Giraudo come manager e Bettega come consigliere. Giuntoli ha voluto fare il manager e il diesse insieme».

L'esonero di Maifredi

Maifredi ha poi paragonato la sua situazione in casa bianconera a quella di Thiago: «*La mia e quella di Motta sono state situazioni diametralmente opposte che hanno avuto in comune solo una cosa: la brutta fine. Nel 1990, dopo l’allontanamento di Boniperti e l’arrivo di Luca di Montezemolo alla guida del club, venni scelto dopo Dino Zoff per cambiare il concetto di quella squadra. Solo che incappai in ostacoli impossibili da superare. Zoff venne giubilato anche se aveva vinto una Coppa Italia e una Uefa perché la squadra si compattò attorno a lui quando seppe del mio imminente arrivo. Trovai un clima sfavorevole. Non subito: siamo stati primi in classifica, poi una trasferta a Genova contro la Samp ha cambiato il corso di quella stagione e la mia avventura alla Juventus. Fui io ad andarmene*».

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