TORINO - Nasce la Juve di Tudor. Il tempo è poco, la voglia di far bene enorme. Ieri Igor ha diretto il secondo allenamento con il gruppo al completo, oggi sarà già la vigilia del debutto contro il Genoa. L’impressione è che sarà una rivoluzione soft, senza stravolgimenti bruschi proprio perché il fattore tempo è un aspetto fondamentale. «L’ingrediente che non deve mai mancare è lo spirito: testa e cuore» è la ricetta. Poi c’è l’aspetto tattico e «per fare le cose giuste ci vorranno 2-3 settimane». Tradotto: sembra difficile una svolta immediata a livello di sistema di gioco. «Difesa a tre? Ho giocato a tre come a quattro. La cosa importante è trovare l’assetto giusto per i giocatori che hai a disposizione - chiarisce il tecnico croato -. Altre cose fanno la differenza, come lo spirito e la voglia di sacrificarsi. Non dobbiamo rinunciare a niente, voglio gente che si diverta. Io voglio sempre fare un gol in più, mi piace attaccare con tanti uomini ma non voglio nemmeno prendere gol. Il lavoro deve essere completo».
Solidità, insomma, equilibrio, pochi esperimenti, giocatori al posto giusto. «I calciatori devono sentirsi a proprio agio giocando dove possono rendere di più». Rispetto al recente passato, questa sì, una vera e propria rivoluzione. Dal privilegiare i giocatori “tuttofare”, dal depotenziamento del concetto stesso di ruolo, a una ritrovata normalità, senza voli pindarici, all’insegna della pragmaticità e del buon senso. Al 3-4-2-1, modulo di riferimento di Tudor declinabile anche in 3-4-1-2 e 3-4-3, ci si arriverà, ma verosimilmente con calma. L’esordio contro il Genoa dovrebbe prevedere una Juve nel solco del 4-2-3-1 adottato da Thiago Motta, sistema che Igor peraltro ha già utilizzato ai tempo del Galatasaray. Con Weah-Kalulu-Gatti-Savona (o Veiga) in difesa, Locatelli-Thuram in mezzo, e il terzetto Nico-Koop-Yildiz alle spalle di Vlahovic. Non è comunque da escludere il cambio di rotta immediato, come da prove di allenamento. E quindi difesa a tre con Kalulu-Gatti-Veiga, Una mediana a quattro con Nico Gonzalez a destra, Locatelli-Thuram in mezzo e Weah a sinistra (Cambiaso, così come Douglas Luiz, si è allenato ancora a parte e quindi resta in forte dubbio), Koopmeiner e Yildiz alle spalle di Vlahovic.
Locatelli sarà capitano, Vlahovic al centro del progetto
Un punto certo di ripartenza sarà Locatelli: sarà lui il capitano, come nelle ultime settimane della precedente gestione, «ma ci sono altri due-tre che possono mettere la fascia, anche se Manuel ha le doti giuste per farlo». Un capitolo fondamentale riguarda poi il rilancio di alcuni campioni in difficoltà, a cominciare da Vlahovic, che sarà di nuovo al centro del progetto: «È un giocatore fortissimo, sono felice di allenarlo. Sa far gol, è veloce, forte, intelligente, è un motivatore del gruppo. Viene da un momento così ma abbiamo parlato e vuole lavorare. Lui e Kolo Muani, che ho conosciuto mercoledì, possono sicuramente giocare insieme. Quando un giocatore è forte, è facile trovargli un ruolo». Stesso discorso pure per Koopmeiners e Yildiz: «Sono giocatori con caratteristiche rare, importanti, che possono e devono fare gol e fare la differenza. Koop ha fatto buone partite e altre meno, come la squadra del resto, ma è un giocatore forte, sono io che dovrò farlo rendere al massimo e sono sicuro che lo farà. In generale proverò a trovare le posizioni giuste in cui rendono di più. Ho trovato una rosa forte e giovane e questo è bello e stimolante».
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