Quota cento stavolta non corrisponde a un pensionamento, anzi. Riguarda, o meglio riguarderebbe una rinascita, una ripresa o una rivitalizzazione fate voi. Quella di Kenan Yildiz, eletto a “predestinato” dai dirigenti juventini al punto da assegnargli l’iconica maglia numero 10 a 19 anni non ancora compiuti, ma ultimamente avvitatosi in una crisi di identità che lo ha condotto ai margini del mitologico “progetto” bianconero. Una dinamica, quella della gestione dell’attaccante turco, che ha certamente contribuito ad accelerare la fine dell’esperienza di Thiago Motta sulla panchina bianconera. Con il tempo, certo, si abbasserà il polverone che segue sempre a questi crolli così fragorosi (perché quello che è successo alla Juventus lo è, altro che) e si capiranno meglio dettagli, dinamiche e perfino - parola grossa - responsabilità. Si capirà, per esempio, se quelle perplessità di Motta circa il “pretendere senza dare” fossero riferite anche a lui, oppure se semplicemente il ragazzo si sia trovato di fronte a qualcosa di più grande di lui: il peso ella maglia, le aspettative, le difficoltà di mantenere la propria linearità quanto tutto ha girato in incertezza, le indubbie spigolosità di un allenatore abituato a essere diretto con i propri calciatori, a considerali adulti invece che a blandirli e a coccolarli.
Tra sostituzioni e panchine
E, non da ultimo, qualche divagazione mentale indotta dagli incontri di mercato con potenti e famosi procuratori internazionali. Tutto si tiene. Poi ognuno è libero di far pendere la bilancia delle responsabilità dove meglio crede, ma che il finale della storia sia stato per lo meno complicato è nei fatti. A parte l’utilizzo sulla destra, le ultime settimane Yildiz le ha passate tra sostituzioni e ripetute panchine. Con picco di “sgridate” per il riscaldamento con il paracollo nella tagliente (in tutti i sensi) notte di Eindhoven o di accantonamenti come nell’ultima gara guidata da Motta: quella di Firenze in cui non è nemmeno entrato in campo nonostante la Juventus fosse per lo meno bisognosa di qualche apporto offensivo.
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