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"Motta ha distrutto Vlahovic. L'esempio da seguire e il vantaggio di Tudor"

TORINO - Bisogna riavvolgere le lancette di 34 anni per tornare all’ultimo successo del Genoa a Torino contro la Juventus. In quel pomeriggio del gennaio 1991, Skuhravy gelò i bianconeri diMaifredi con un gol che racconta la fame, l’abnegazione e un po’ di quella sana follia che hanno sempre accompagnato il talento ceco nel corso della sua carriera. «Una bellissima partita, che porto nel cuore - racconta Skuhravy -. Si parla tanto del mio gol, ma la verità è che al mio fianco avevo dei compagni straordinari. Una squadra di uomini veri, guidati da un grande tecnico come Bagnoli. In quel caso calciai di sinistro, ma Tacconi riuscì a respingere: poi sulla ribattuta misi il pallone in rete. All’epoca ci sentivamo più forti della Juve e infatti abbiamo vinto meritatamente. Il nostro segreto? La forza del gruppo: c’era voglia di stare insieme, anche al di fuori dal campo. Oggi abbiamo una chat su Whatsapp: ci scriviamo e vediamo spesso. Un domani mi piacerebbe tornare a lavorare per il Grifone, un club a cui devo tutto. Magari aiutandoli a trovare profili forti. C’è questo ragazzo, Pavel Sulc, trequartista di proprietà del Viktoria Plzn: mamma mia che giocatore… Fossi nel Genoa farei di tutto per portarlo in Italia: ha la forza per spaccare il mondo».

Segue ancora con passione la Serie A?

«Sì, ma mi incazzo quando mi capita di vedere partite dove si esaspera il possesso palla senza calciare mai verso porta… A cosa serve?! Se in ogni gara non tentavo la conclusione 10/15 volte Bagnoli impazziva. Mi esalto quando vedo attaccanti che provano a saltare l’uomo, a dribblarlo per andare a fare gol. Peccato che in Serie A ce ne siano sempre meno. Sono troppo altruisti».

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