INVIATO A TORINO - Pausa, reset, restart. La dura contestazione dei tifosi della Juve, annunciata prima dei crolli contro Fiorentina e Atalanta e proseguita con toni ancor più duri dopo le due sconfitte in serie, è stata congelata con l’esonero di Thiago Motta e il ritorno a Torino di Igor Tudor, grande ex mai dimenticato dal popolo bianconero. Dopo il corteo di ieri sera, partito dallo Stadium e arrivato fin sotto il J Hotel tra cori, applausi e striscioni (Tudor si è affacciato dalla finestra della propria stanza e ha ringraziato), altre dimostrazioni d’affetto sono arrivate oggi prima e durante la partita con il Genoa.
Il ritorno di Tudor
Il nuovo tecnico è entrato in campo, durante il riscaldamento, con il resto del gruppo sulle note di Thunderstruck degli AC/DC. Un approccio rock per cambiare subito marcia. Il primo abbraccio lo ha riservato a McKennie, il secondo al genoano Malinovskyi, poi concentrazione al massimo per seguire ogni passo dei suoi ragazzi. A confermare l’approccio umano di Tudor – molto diverso rispetto a quello di Thiago, al quale veniva imputata una scarsa empatia – l’attenzione dedicata anche ai calciatori destinati alla panchina: loro si dilettavano con un torello, lui li ha incoraggiati e salutati uno a uno, mentre continuava a dare indicazione ai membri dello staff su esercitazioni da compiere, movimenti per sciogliere i muscoli e tempistiche da rispettare. Ha controllato tutto, dall'inizio alla fine. Al termine del riscaldamento, Tudor è rientrato negli spogliatoi un minuto prima di Vlahovic e compagni, fermandosi però a firmare autografi e a scattare qualche selfie con i tifosi.
La Juve a Tudor: la reazione dei tifosi allo stadio
Sugli spalti la vera novità rispetto al clima teso delle scorse settimane sono stati gli applausi di incoraggiamento nei confronti della squadra sia all’arrivo allo stadio sia durante la lettura delle formazioni. Non solo, è spuntato anche uno striscione di benvenuto: "Bentornato a casa Igor". È passato meno di un mese dal duro comunicato nel quale i gruppi ultras bianconeri parlavano di “delusione” e annunciavano di “non poter più sopportare un progetto che sembra fallito in cui niente ha un senso logico o uno svolgimento comprensibile”. Una presa di posizione figlia anche del malumore che regna nel tifo organizzato a causa della recente sentenza della Cassazione sull’inchiesta “Last Banner”, che ha fatto luce sui rapporti tra alcuni esponenti della curva, condannati per associazione a delinquere ed estorsione, e la società, durante la stagione 2018-19, tra pressioni e intimidazioni di vario genere. L’arrivo di Tudor ha placato un clima che, da teso, era diventato incandescente a causa dei risultati negativi: lui, ancor prima di scendere in campo, l’ha già riportato alla dimensione più pura del tifo, che per scelta - da parte della curva - è scattato dopo 10' di silenzio con i cori "tifiamo solo la maglia" e "la juve siamo noi".
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