Le difficoltà al Milan e il cambio di marcia
Sulle difficoltà del primo anno in campo:" Ho iniziato in modo normale nelle prime partite, niente di che. Poi ho avuto il periodo in mezzo, che è stato quello di maggiore difficoltà per le tante partite, a cui non ero abituato. Noi giocavamo una volta a settimana a Brescia, e mi sono ritrovato a fare i preliminari di Europa League, Europa League, Coppa Italia, Serie A. Ero stravolto, quindi l'ho subita molto. Delle volte, in quella stagione, preferivo non giocare, quindi questo ti fa capire in che momento ero. Se oggi non gioco una partita, la mia ragazza lo sa, è un delirio!". Poi è cambiato qualcosa:"A fine stagione ci siamo qualificati in Champions e ho detto: “Basta, adesso devo giocare”, perché avevo fatto 37 partite, ma mai nessuna che ti faceva dire “Caz*o, che partita che ha fatto Tonali!”. Dal secondo anno è cambiato un po' tutto. Ho fatto una vacanza un po' particolare perché non sapevamo ancora se il Milan mi avrebbe riscattato o meno. Sono rimasto a Brescia, sul lago, trascorrendo ogni giorno a guardare il telefono per 20 giorni, c’era quell'aria pesante. Non volevo lasciare il Milan. E quella cosa lì mi pesava molto. Ci hanno chiamato e ci hanno detto: “Ok, però bisogna rinunciare, bisogna parlare”. Credo che il momento di difficoltà me lo sono tolto nelle prime due partite della seconda stagione, che erano un po' un dentro o fuori. Della serie: o sei cambiato oppure ti releghiamo a quello che eri prima".
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