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“La situazione economica della Juve è un disastro. Giuntoli? Lui è furbo…”

La Juventus è ripartita dalla vittoria contro il Genoa e soprattutto da Igor Tudor. Con l'avvicendamento tra Thiago Motta e l'ex tecnico della Lazio si è aperto un mini-campionato da qui alla fine della stagione che dirà tanto sul futuro della Vecchia Signora e della sua panchina. Ma sono tanti gli interrogativi che si sono aperti in queste settimane, oggetto di grandi discussioni. In particolar modo sul banco degli imputati c'è il processo decisionale e una "juventinità" che sembra essere perduta o quantomeno poco presente. Ad analizzare questi aspetti è stato un altro ex bianconero, Massimo Mauro in una discussione sulla situazione della formazione bianconera con il giornalista Sandro Sabatini.

Mauro: "Ricostruire la juventinità. Le grandi società non lasciano gli allenatori da soli"

Massimo Mauro, oggi nelle vesti di commentatore sportivo, è uno che l'ambiente Juventus lo conosce bene avendo militato con la maglia bianconera. Intervenuto nel post-partita di SportMediaset ha spiegato cosa significa la "juventinità": "Dare il 110% per vincere, ma le grandi squadre sono così, dai Milan di Sacchi e Capello, il Napoli di Bianchi e Bigon per non parlare di Real Madrid, Roma. Le grandi squadre hanno i giocatori in grado di darti un po' di più di quello che ti chiedono. Soprattutto hanno dei punti di riferimento che non sbagliano mai, basti pensare ai numero 10 della Juve intesi come ruolo in mezzo al campo, è una storia di campioni. Oggi non ci sono perché altrimenti non avrebbero cambiato l'alleantore. La proposta che farei è che alla Juve bisogna ricostruire l'autonomia delle scelte, di ricerca, comprare e vendere i giocatori e non mettersi in mano a direttori sportivi e agenti in un mercato ormai poco controllabile. C'è bisogno di gente e professionisti che lavorino dalla mattina alla sera".

Per l'ex calciatore il problema risiede nel processo decisionale: "La Juve era abituata ad avere un settore decisionale diverso. Con Agnelli, Nedved, Marotta, Paratici, lo scouting, Manna le cose si discutevano e si condividevano. Ora è cambiato tutto ed è stato diverso, molto diverso. Una grande società l'allenatore lo protegge e gli spiega che il centravanti non si può sostituire con Weah e se la squadra addirittura vince tu il centravanti lo hai perso. C'è bisogno di qualcuno che dica a Motta 'tu queste cose non le puoi fare'".

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