La voce del padrone è tornata a farsi sentire nei giorni della tempesta. John Elkann, mantenendo uno stile sobrio e distaccato solo all’apparenza, ha attuato la terapia d’urto per dare una sterzata all’annata storta della Juventus. Non ha utilizzato parole, bensì fatti. Per non destabilizzare un ambiente stordito dall’esonero di Motta, ha persino evitato di citare il club nella tradizionale lettera di primavera indirizzata agli azionisti di Exor - cosa che non accadeva dal 2021 - nel frattempo, però, ha portato avanti una serie di misure per far intuire all’intero universo bianconero come la musica fosse cambiata.
Juve, il cambio di rotta con Elkann: cosa è successo
Dodici mesi fa Elkann parlava di deleghe, autosufficienza del club e sostenibilità, annunciava «l’anno zero» e affidava il progetto sportivo a Giuntoli. Oggi si è reso conto che quella strategia è fallita, insieme all’avventura di Motta. Così ha deciso di prendere in mano le redini della società. Venerdì 21 marzo ha comunicato all’ad del club, Scanavino, di voler cambiare rotta tecnica: dopo Atalanta e Fiorentina, non poteva rischiare un’altra figuraccia contro il Genoa alla ripresa, né di arrivare a una sfida così importante per il futuro della società (il 4° posto vale 80 milioni tra partecipazione alla Champions, incassi e ricavi) con un allenatore già informalmente sfiduciato; quindi ha spinto per l’esonero immediato di Motta e per l’arrivo di Tudor. Sul tavolo c’era anche l’opzione Mancini. L’ex ct azzurro, però, chiedeva almeno un anno e mezzo di contratto, mentre il croato si accontentava di traghettare la squadra fino al Mondiale per Club per meritarsi la conferma sul campo. È piaciuta decisamente di più questa seconda pista, intesta come una feroce volontà di legarsi al progetto. A quel punto, però, servivano delle garanzie economiche per accantonare i 15 milioni (euro in più euro in meno) dello stipendio di Motta fino al 2027. È stato quindi avallato un aumento di capitale che potrebbe anche sfondare la soglia dei 110 milioni in caso di fallimento degli obiettivi: oltre a sbloccare l’operazione, la promessa di una nuova iniezione di liquidità ha dato un segnale concreto di impegno sul medio-lungo periodo, rispondendo alle voci di un disimpegno della holding. Al mondo esterno, l’ad di Exor ha fatto arrivare questo messaggio: «Ribadiamo il nostro impegno a rafforzare la Juve in campo e fuori, come abbiamo fatto negli ultimi 102 anni. Per noi è una questione di famiglia».
Elkann, più presenza nel mondo Juve
Ora sono tutti sotto esame: dall’allenatore alla squadra, fino ai dirigenti ai quali era stato affidato il restyiling societario e un mercato da oltre 200 milioni. Sabato Elkann ha assistito al match tra Juve e Genoa, tornando dopo diversi mesi allo Stadium con la moglie Lavinia e i figli. Per l’esattezza, mancava dalla partita di Champions dell’11 dicembre contro il Manchester City. Ha potuto apprezzare una squadra rivoluzionata nel modulo e nello spirito, godendosi una vittoria preziosa in un turno di campionato nel quale hanno vinto quasi tutte le rivali. Al termine della gara, Elkann è sceso anche negli spogliatoi, come avrebbe fatto suo nonno Gianni, salutando Tudor, Giuntoli e i calciatori. Ha chiesto a tutti di mantenere dritta la barra di navigazione. D’ora in avanti, sarà lui a indicare la direzione.
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