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La Lazio al buio in attacco: pesa l'assenza di Castellanos

ROMA - La morale della Laziodi oggi è simile a quella di troppi giorni vissuti al contrario dalle Lazio degli ultimi 20 anni e mezzo: volere, provarci e non potere, non riuscirci. Il che riporta ad un inevitabile ritorno alla normalità dopo le illusioni ottiche abbaglianti. Sta succedendo anche alla Lazio di Baroni, è stata una macchina di gioco e di gol, non lo è più. Ha vissuto momenti d’oro, vive giorni da crollo dell’impero come se tutto fosse già finito. Non lo è anche se può sembrarlo. C’è ancora possibilità di ripresa in campionato, la Champions è a meno 4. C’è sempre un’Europa League da vivere con la chance di conquistare una semifinale. Smarriti, non ancora perduti, Baroni e i suoi uomini. Possono rialzarsi recuperando il tempo perso, i punti persi, lo smalto perso, i gol persi. Sono tanti dall’inizio del nuovo anno, lo sono da quando la Lazio è scaduta di forma e Castellanos s’è fermato. Non è mai stato un bucaniere, ma quest’anno 9 gol li ha segnati e prima dello stop di febbraio aveva colpito contro Cagliari e Monza.

Lazio, il raffronto

Il gol, pulito o sporco, serve come il pane alla Lazio. Gli ultimi cinque sono arrivati in maggioranza dai difensori, uno solo da un attaccante: tre Romagnoli, uno Marusic, uno Isaksen. Romagnoli ha colpito contro il Viktoria Plzen in trasferta (più il gol di Isaksen), Alessio si è ripetuto con l’Udinese all’Olimpico e di nuovo nel ritorno con i cechi. Marusic ha segnato al Torino. Ancora prima c’erano riusciti Zaccagni e Pedro a San Siro contro il Milan. L’ultimo gol di un attaccante centrale è di Dia con il Napoli. Senza Castellanos la media punti è crollata a 0,9 a partita, con lui era di 2. Il raffronto si può fare teoricamente perché le gare giocate con Taty e senza sono numericamente differenti, ma la media è indicativa. Sono ventidue le presenze dell’argentino, sono 8 le assenze in campionato. Con Castellanos si sono contate 14 vittorie e sono stati segnati 45 gol. Senza Castellanos s’è contata un’unica vittoria, i gol fatti sono stati 6. Ma è tutta la Lazio in calo da gennaio. Da agosto a dicembre, in 18 partite, aveva tirato 224 volte, di questi tiri 94 erano finiti nello specchio, totale di 33 gol. Da gennaio al Torino le partite di A giocate sono state 12, i tiri totali 176, di cui 63 nello specchio, totale di 18 gol.

Lazio, le differenze

Dati che si scontrano con la nuova realtà del campionato. Tra le prime otto in classifica, dall’Inter alla Fiorentina, solo la Juve e i viola (16 gol per entrambe) hanno segnato meno reti della Lazio nel 2025 (18). Il Napoli ha colpito 20 volte come l’Atalanta, la Roma 21, l’Inter 22, il Bologna 25. I sorpassi più eclatanti subiti sono stati piazzati dai giallorossi e dai rossoblù, hanno guadagnato 15 e 11 punti. Il rendimento casalingo ha contribuito al rimpicciolimento, l’unica vittoria delle ultime 8 partite interne resta quella contro il Monza. La forza e il limite di una squadra, da sempre, è il centravanti. L’equazione bomber vero uguale gol è sempre valida. Gli ultimi signori del gol della Lazio, Klose e Ciro, non sono paragonabili ai centravanti di oggi, di ruolo o inventati nel ruolo. Da Noslin a Tchaouna, con tutto il rispetto possibile. L’olandese ha segnato due gol in A, uno ogni 390’. Tchaouna uno. Almeno Dia ne ha garantiti 7, l’incredibile Pedro 6. E’ vero che non ha più senso ricordare i nomi sontuosi del passato, ma neppure pensare che si possa continuare senza un centravanti nel segno della tradizione e dei gol che servono per dare al nuovo ciclo un futuro. E’ sempre così, si vuole chi non c’è quando all’improvviso tutto manca.

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