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Paratici al Milan, l’uomo giusto al momento giusto

Fabio Paratici ha vinto nove scudetti con la Juventus. Ha vinto insieme a Beppe Marotta, che ne intuì il talento tanto tempo fa per poi coltivarlo con attenzione. E ha vinto senza Beppe Marotta, in una naturale emancipazione professionale. Ha avuto intuizioni calcistiche geniali come Vidal o Pogba nel primo periodo juventino, quando si dovevano trovare i campioni senza avere grandi budget a disposizione ed è stato l’architetto dell’affare Ronaldo che, al di là dei risultati (sui quali è aperto da anni un dibattito), come pura operazione di calciomercato resta una delle più clamorose degli ultimi vent’anni. Oggi è l’uomo di fiducia di Daniel Levy, presidente del Tottenham, e non è un dettaglio perché chi conosce il calcio inglese sa come sia difficile conquistarla, quella fiducia. Domani sarà il dirigente che governerà l’area tecnica del Milan, che con lui ha fatto un “acquisto” importantissimo. Per carità, non è infallibile e nella sua carriera non mancano errori, ma la sua conoscenza del calcio e le esperienze aziendali maturate nella Juventus e nel Tottenham fanno di lui l’uomo giusto al momento giusto.

Paratici, un Milan come la Juventus

Troverà un Milan che assomiglia alla Juventusnella quale sbarcò nel 2010 e un calcio italiano sicuramente più povero, dovrà trovare le giuste connessioni con Giorgio Furlani e, insieme a lui, disegnare bene le linee di comando all’interno del club. La Juventus nella quale si muoveva, per esempio, aveva una grande condivisione delle problematiche da risolvere, ma una ferrea divisione dei compiti. Ognuno aveva una responsabilità, tutti si aiutavano, ma nessuno invadeva il campo dell’altro. Il Milan prende un dirigente moderno con formazione tradizionale: Paratici sa barcamenarsi bene fra l’algoritmo che suggerisce il nome e il suo fiuto. «A volte è meglio vedere una partita in meno e fare una cena in più con il giocatore che stai acquistando, per capire bene chi è», disse una volta. E descrisse così un giocatore scartato in modo sorprendente: «Gli ho parlato e ho visto che non c’è più calcio nei suoi occhi». Il giocatore in questione, effettivamente, non aveva poi combinato più niente di significativo. Prova un po’ a chiedere all’algoritmo una cosa così.

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