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Hjulmand, parola all’ex Juve: “Ideale da numero otto con Locatelli regista”

Lui c’è passato. Lui sa come si fa. O quantomeno quello che si prova. Frederik Sorensen, a 33 anni, è ormai un top player “solo” per la serie C, punto di forza dell’Union Brescia, che punta a far rinascere (con la matricola della Feralpisalò) il calcio in una città dove Massimo Cellino è passato come Attila radendo tutto al suolo. Tra danesi ci si intende. Sorensen fu portato in Italia dalla Juventus nell’estate del 2010 dal Lyngby, con un’operazione da 150 mila euro per farne un perno dalla Primavera salvo poi portarlo di fatto quasi subito in prima squadra facendolo esordire a 18 anni alla decima giornata per via degli infortuni che falcidiarono la squadra allora allenata da Gigi Delneri. "Quegli infortuni - ricorda oggi Sorensen - furono la mia fortuna e sfortuna allo stesso tempo. Mi si spalancò davanti la porta della prima squadra alla quale non avevo pensato così in fretta, ma forse non era il momento giusto e avrei avuto bisogno di maturare ancora un po’. Chissà". La sua maturazione avvenne comunque al Bologna, al Verona e al Colonia in Bundesliga dopo le comunque 17 presenze con i grandi in bianconero.

Juve, senti Sorensen: "Hjulmand può imporsi subito"

Oggi, dall’alto della sua esperienza e di quel precedente agrodolce, può parlare di Hjulmand, Hojlund e O’Riley da connazionale, ma anche da sorta di fratello maggiore che può fornire consigli preziosi. Alla Juve e agli stessi giocatori. Sorensen comincia la sua analisi da Morten Hjulmand: "È un centrocampista di qualità e quantità che con lo Sporting Lisbona ha già dimostrato il suo valore e prima ancora l’aveva fatto indossando la maglia del Lecce. Da noi in Danimarca se ne parla bene da diversi anni. Hjulmand è un profilo molto interessante. Credo abbia le caratteristiche anche caratteriali per giocare alla Juventus e potersi subito imporre". Sorensen entra nel dettaglio della tipologia del giocatore e lo sistema su un ideale campo di gioco, senza avere ovviamente la pretesa e la presunzione di sostituirsi a Igor Tudor, allenatore che il difensore dell’Union Brescia stima parecchio. "Hjulmand può fare il playmaker, ha un buon piede ed è aggressivo. Può completarsi al meglio con un giocatore come Locatelli. Vedo per Morten, però, come ruolo ideale quello di un numero 'otto', con Locatelli regista. Avere in rosa due elementi di questo tipo, in grado di alternarsi da un ruolo all’altro, sarebbe un bel booster per la Juve". Hjulmand, così come tutti quelli che entrano per la prima volta dalla porta dello spogliatoio bianconero, quando e se lo farà dovrà capire bene il posto in cui è capitato.

Sorensen e la pressione di giocare per la Juve

Che il Lecce e lo Sporting Lisbona sono una cosa mentre la Juventus è una cosa a parte. E Sorensen l’ha provato sulla propria pelle: "Sarà fondamentale per lui, se dovesse trasferirsi a Torino, approcciarsi bene al mondo Juve. A distanza di quasi quindici anni dal mio approdo in bianconero, molto è cambiato da allora, ma una cosa resta immutata: il fascino unico di poter indossare quella maglietta, di respirare quell’aria, di vedere i campioni che sono passati prima di te e quello che sono riusciti a vincere. È un club che ti impone di essere all’altezza, ogni giorno. Prima di tutto con i comportamenti e poi con il gioco sul campo". Già, la maglia bianconera. Che può esaltarti, ma anche farti sentire addosso una pressione pazzesca. "Chi la indossa - prosegue Sorensen - deve portare rispetto per la storia e per quei colori. È un’opportunità importantissima, da vivere con il massimo della professionalità. Perché alla Juventus non si gioca solo a calcio: si rappresenta una tradizione, un’identità, un’idea di eccellenza". Sorensen chiosa anche su Hojlund, O’Riley e Kristensen: "Profili ovviamente differenti tra loro, ma tutti con caratteristiche perfette per il calcio europeo. Hojlund l’ha già dimostrato a suon di gol soprattutto all’Atalanta. Chiunque dovrà comunque prima di tutto essere in grado di assorbire la grande pressione di un club come la Juve. Diverso da tutti gli altri in Europa".

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