Vento d’estate, vento d’agosto. Soffia sulla Continassa un’aria che sa di ripartenza, ma anche di riflessione. Niente clamori, niente slogan: solo palloni che ricominciano a rotolare e occhi che scrutano. In un mattino di quiete apparente, la Juventus ha riaperto il proprio cantiere, affrontando la Reggiana in una partitella che più che un test sembra un appunto scritto a margine, un primo segno su una lavagna ancora vuota. Il 2-2 finale non dice chissà che, com’è giusto che sia in queste circostanze. Ma qualcosa si è visto. Qualcosa, soprattutto, si è intuito. Igor Tudor, confermato dopo aver gestito il naufragio Giuntoli-Motta della scorsa stagione con dignità e pragmatismo, adesso può davvero iniziare a costruire. Non più tappabuchi, ma architetto. A sostenerlo una nuova regia tecnica - Comolli, Modesto e Chiellini - che più che parlare, lavora. Ed è già un cambio di paradigma, dopo mesi di caos e promesse illusorie.
David, la Juve forse ha trovato l’attaccante…
In campo, l’estate ha portato qualche volto nuovo e molte conferme silenziose. Conceicao si è fatto notare con un guizzo che racconta più del gol stesso: è tornato a Torino per scelta e con fame, qualità che qui valgono quasi più del talento. Il suo è stato un messaggio chiaro, spedito con la leggerezza di chi ha poco da perdere ma molto da offrire. Poi c’è Vlahovic, che invece non ha più nulla da dire: tap-in da centravanti puro, utile quanto irrilevante. La sua storia alla Juventus è già alle ultime righe, e neanche un gol può cambiarne l’epilogo. Più intrigante la prova di Jonathan David, il cui repertorio tecnico sembra finalmente compatibile con una Juve che vuole tornare a parlare la lingua del calcio moderno: tagli in profondità, movimenti intelligenti, feeling immediato con i compagni. Gli è mancato solo il gol, murato da un ottimo Edoardo Motta, prodotto del vivaio bianconero e oggi portiere della Reggiana. Il pensiero, inevitabile, vola a cosa potrebbe diventare una coppia David-Yildiz, con il turco visto solo nella ripresa: la freschezza del futuro, tutta ancora da scrivere.
Riecco Bremer. Kalulu, di nuovo?
Eppure, per guardare avanti bisogna anche recuperare ciò che funziona. Bremer, ad esempio, è tornato, e con lui una sensazione di ordine che mancava da mesi. La Juventus, con il brasiliano in campo, è semplicemente un’altra cosa: più sicura, più verticale, più autorevole. Una base da cui ripartire. Meno incoraggianti le notizie che arrivano da Kalulu, la cui discontinuità mentale continua a far rumore: l’errore contro il City è ancora fresco nella memoria, e anche oggi non è mancata qualche sbavatura che non può essere ignorata. Koopmeiners, sulla carta uno dei centri nevralgici del nuovo progetto, sembra ancora lontano dal suo potenziale nonostante sia andata via l’attenuante della preparazione saltata: gambe pesanti, intuizioni che restano nella testa, esecuzioni che non arrivano. Dettagli? Forse. Ma nella Juve che verrà, i dettagli non potranno più essere trascurati. Esordio troppo breve per decifrare Joao Mario, mentre Tiago Djalo - entrato senza lasciare traccia - appare già distante, quasi scollegato.
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