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Bremer: “Juve, ora cambia tutto. Il momento più duro e l’aiuto di Tudor”

Più del colpo a effetto, più della superiorità numerica, più degli assist e persino più dei gol: è il carisma, ciò che cerca la Juventus dal mercato. È il carattere. Ed è la personalità. Se c'è un elemento in grado di mettere d'accordo le molteplici anime bianconere, infatti, è proprio questo. Cioè: nei momenti di difficoltà, i bianconeri si sono sciolti come neve al sole, hanno preso la strada più facile di tutte. Hanno mollato. Per evitare adesso di incappare negli stessi errori e fronteggiare gli imprevisti - che arriveranno, eccome, per di più in un'altra annata con così tante partite e così poco tempo -, tocca ragionare d'anticipo sul gap: occorrono uomini capaci a cambiare i destini della Juventus, in particolare nelle notti che contano.

Il futuro della Juve passa da Bremer

Ad oggi, Tudor può contare su una piccola schiera, una sfilza di qualche nome e di una serie di esperienze accumulate. C'è Locatelli, capitano, bravo a tirare fuori l'anima nella stagione della verità. C'è la speranza chiamata David, a prescindere dai suoi numeri offensivi. E ci sono i giovani, belli e rampanti, dalla qualità sopraffina: ma quanto si potrà chiedere a Yildiz e Thuram nell'arco narrativo di viaggi, pressioni, inciampi e risalite? Non la continuità: è l'unico elemento che non potranno promettere, non adesso, non in maniera seriale. Perciò, tanto del futuro juventino passerà dal rientro di Gleison Bremer, totem ritrovato e punto di riferimento.

Bremer torna in campo dopo 10 mesi

Un anno fa, il centrale era crollato nella notte più bella, lasciando dolceamaro il ricordo della vittoria sul Lipsia. Un anno dopo, prova a riscrivere la sua storia, con la consapevolezza e con le prove della sua importanza. Senza di lui, nulla è stato lo stesso. E la bella traccia data dalla squadra allora di Thiago Motta è venuta via con la lavatrice di tensioni e incomprensioni. "È una sensazione bellissima ritornare dopo tanti mesi di lavoro e di sacrificio", ha raccontato il centrale a Sky Sport e Sportitalia dal ritiro di Herzogenaurach. Il prossimo passo, dopo i quarantacinque minuti in campo contro la Reggiana, è ritrovare la condizione migliore. E a Dortmund, nell'amichevole con il Borussia, potrà intanto testarsi in modo differente, a un livello più alto: "Ovviamente la condizione fisica manca - l'ammissione dello stesso centrale verdeoro -, ma siamo tutti sulla strada giusta, continuiamo così. La cosa più strana di sabato? I primi contrasti. Inizialmente c'era un po' di paura, poi è venuto tutto in maniera naturale". Come andare in bicicletta, non a caso il mezzo più utilizzato dai calciatori bianconeri nel blindatissimo ritiro tedesco. "Quando non ci pensi è meglio", ha poi sorriso Gleison, che non cancellerà mai dal suo vissuto un anno così strano, particolare. Doloroso, e anche tanto: "Il momento più duro è stato all'inizio, quando il chirurgo mi ha detto che dovevo stare fermo nove mesi. Solitamente sono sei, a volte sette. Ma il mio crociato non è stato normale". No, e quel mese iniziale passato di fatto a letto l'ha forgiato, con il supporto pure di un mental coach con cui ha eliminato le scorie dell'incidente, concentrandosi esclusivamente sul rientro: "Ho fatto quello che dovevo fare, e adesso sono qui con i miei compagni".

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