TORINO - Sei mesi a Torino in balia di un rollercoaster emotivo degno del miglior Tarantino, tra le fila di una Juventus che si è rivelata tutto e il contrario di tutto. Da possibile outsider scudetto - con i bianconeri che, alla 27ª giornata e a margine di un filotto positivo, si erano portati a -6 dal’Inter capolista - allo psicodramma dei due ko consecutivi contro Atalanta e Fiorentina che sembravano aver compromesso la corsa per un posto in Champions League. Renato Veiga ha vissuto quasi tutte le sfaccettature della stagione juventina, ritagliandosi - al netto di qualche comprensibile ingenuità - un posto nei cuori dei tifosi bianconeri. Gli è bastato ricomporre nel reparto difensivo una parvenza di quell’ordine che - dall’infortunio di Bremer - sembrava ormai perduto. Il tutto mostrando una buona abilità con i piedi, specie nel servire i compagni con lanci lunghi in campo aperto. Poi l’addio atteso e inevitabile - viste le cifre monstre richieste allora dal Chelsea per rilevarne il cartellino - con Veiga che ha fatto ritorno a Londra, ringraziando il popolo bianconero con un video che riassumeva i suoi sei mesi a Torino. Maresca, del resto, sembrava stravedere per lui: è stato proprio il tecnico azzurro a far sì che il Chelsea non inserisse il diritto di riscatto nel prestito con la Juventus.
L'apprezzamento di Tudor
Insomma, sembrava che la sua avventura in bianconero fosse ormai giunta al termine. Sembrava, appunto: l’esclusione a sorpresa dai convocati del Chelsea per il Mondiale per Club non è andata giù al centrale portoghese, costretto a rimanere a Londra con il resto degli esuberi. Una mossa incomprensibile, poiché in controtendenza con il modus operandi del club inglese, che ha fatto di tutto per riportarlo a casa. Ma soprattutto, un episodio che ha portato Veiga - che non ha mai perso i contatti con ex compagni e dirigenti bianconeri - a interrogarsi sul proprio futuro. L’idea di tornare a Torino non gli spiacerebbe affatto: curioso che sulla sua bio di Instagram abbia lasciato alla voce “club” quello della Juventus... Tudor lo ha apprezzato fin da subito, garantendogli sempre la titolarità. Dettaglio non da poco, specie con un Mondiale alla finestra a cui Veiga spera di prendere parte con il suo Portogallo. E la Juventus sarebbe ben lieta di riaccoglierlo per rinforzare un reparto dai tanti punti interrogativi. A cominciare dai rientri dei vari Bremer, Cabal e Gatti, passando poi per quei profili che non sono ancora riusciti a trovare una quadra in bianconero. Ma per imbastire una trattativa vera e propria per il prestito di Veiga, la Juve sarà chiamata prima a definire le cessioni dei vari esuberi. è questa, al momento, la priorità di Damien Comolli, che ha deciso all’ultimo di restare in Italia (non sarà presente domenica a Dortmund per il test della Juve) per continuare a operare sul mercato. E con Douglas Luiz ormai prossimo all’addio (prosegue a piccoli passi la trattativa con il Nottingham) il dg bianconero farà il possibile per snellire il reparto arretrato.
I nomi in uscita
I nomi in uscita restano quelli di Djalò, Rugani e Kelly. Quest’ultimo avrebbe mercato in Premier, ma non alla cifra spesa dalla Juventus sei mesi fa per portarlo a Torino (17 i milioni versati nelle casse del Newcastle). La cessione di almeno un paio di questi profili, aprirebbe una finestra per un eventuale prestito bis di Veiga, dal momento che al Chelsea potrebbe convenire - vista la lunga fila di tesserati nel reparto arretrato - lasciarlo crescere lontano da Londra. Per ora la priorità della Juventus resta sfoltire: servono cessioni, equilibrio, scelte. Ma la sensazione è che Renato Veiga non sia affatto un capitolo chiuso: piuttosto, una pagina in sospeso, da riprendere tra le mani quando il racconto dell’estate bianconera sarà vicino all’epilogo.
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