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Gatti, no a Conte per il cuore Juve: "Mai in discussione! Comolli e Modesto ci aiutano così"

INVIATO A HERZOGENAURACH - Da ragazzo a uomo. Dai lavori manuali, ai dilettanti, poi la Serie A e la musichetta della Champions League. Restano poche storie, come quella di Federico Gatti. E, perciò, pochi caratteri così forgiati, spesso nelle difficoltà. Quella che si spalanca davanti al difensore centrale di Rivoli, nato a una manciata di chilometri da Torino, è già la quarta stagione in bianconero. Oggi ha 27 anni, l'età della maturità calcistica. È diventato papà di una splendida bambina. Ed è soprattutto uno dei senatori di questa Juventus, con il prolungamento di contratto sancito fino al 2030 che ha anticipato l'inizio di un anno che sarà tanto delicato quanto complicato, e che però Federico si augura possa essere risolutivo sul piano dell'ambizione. Un'altra volta fermo a guardare le altre competere no, non vuole starci. E in sede di rinnovo era stato estremamente chiaro: «Deve essere un punto di ripartenza - le sue parole -, ora c'è da lavorare sodo perché bisogna tornare a vincere il più presto possibile». Frase enormemente juventina. Per una firma in grado di allontanare in maniera forte il mercato venutosi a creare mentre la chiusura dell'accordo faticava a incastrarsi. E il pressing del Napoli, di Conte in particolare.

Federico Gatti, come sta innanzitutto? Sembra che la stagione non sia mai finita...

«Sì, infatti questo è un po' strano. Di sicuro stiamo lavorando tanto, il mister adesso ha più tempo a disposizione per lavorare su delle cose che negli ultimi mesi non si potevano affrontare. Per i tempi, per alcuni aspetti di campo. Ora c'è più tempo».

E come si lavora, qui a Herzogenaurach?

«Stiamo lavorando tanto a livello fisico e a livello tattico. Poi si vedrà sul rettangolo verde, quando inizieremo la prima di campionato contro il Parma».

"Quanto guadagneremo con Bremer"

Quali sensazioni ha, dal punto di vista personale?

«Sto meglio. In realtà, ecco, sono onesto: ho fatto fatica. La mia stazza fisica non ha aiutato: sono stato fuori quasi tre mesi e mezzo e non pensavo di doverlo fare per così tanto. Riprendere è stato complicato, per fortuna sono passati dieci giorni e metto benzina nelle gambe».

Poi arriveranno le partite, i minuti da mettere nelle gambe.

«E serviranno per mettere un po' di fiato, sicuramente. Toccherà farsi trovare pronti: è l'aspetto più importante».

Quanto vi aiuterà avere un Bremer in più?

«Guadagneremo tanto, tantissimo. Io in primis: gioco con lui da tre anni e mi è dispiaciuto molto dell'infortunio subito a ottobre».

Eravate partiti benissimo…

«Nelle prime otto gare, non avevamo mai preso gol. E c'era un'alchimia pazzesca. Perciò il suo ritorno sarà importante. Però deve andarci piano: è fuori da parecchio tempo. Comunque, sarà un grandissimo acquisto».

Tudor l'ha provata centrale nella difesa a tre: il ruolo le piace?

«Ma per me è una questione di abitudine, bisogna giocare e poi prenderci la mano. Vedremo cosa deciderà l'allenatore, da parte mia c'è piena disponibilità».

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