C’è una grande differenza, per Andrea Cambiaso, rispetto a un anno fa. E l’ha raccontata lo stesso difensore nella pancia del Signal Iduna Park, dopo aver siglato una doppietta al Borussia Dortmund, quasi infischiandosene della spinta contraria del muro giallo. «Dal punto di vista mentale - dice -, mi reputo molto più grande». Può sembrare un dettaglio, invece non lo è. Non dopo una stagione in cui il mancino ha vissuto le montagne russe di una carriera intera, però compresse in poco più di sei mesi. Non dopo un palese passaggio dalle stelle - potenzialmente della Premier, con la proposta mai formalizzata del Manchester City - alle stalle, cioè alle difficoltà dovute a infortuni, pensieri, complicazioni. E vociare. Costante, vociare. Impossibile da annullare, evitare, diminuire di intensità o volume.
Il ritorno del vero Cambiaso
In grado persino di cambiargli l’umore e gli ultimi mesi, quelli in cui Cambiaso si è reso conto di non esser più Cambiaso, ma solo una copia sbiadita del talento apprezzato dall’autunno all’inverno. Nell’estate di Dortmund, ecco, Tudor si è intanto ripreso uno dei pochi top player a disposizione, o almeno ne ha ritrovato una versione convincente. Provando a fare di più: al centro della manovra, ha piazzato ancora il Ventisette. Forte nelle uscite palla al piede, perfettamente scolastico nel compito di saltare la prima pressione. Come faceva con Thiago, in fondo. E come ha ereditato - legittimamente - l’attuale tecnico, con cui Andrea ha costruito un rapporto di fiducia enorme, sentendosi realmente (e finalmente) un titolare della Juventus e allontanandosi dall’usurante botta e risposta venutosi a creare con Motta. Anche questo ha fatto la differenza, anche questo ha rischiarato l’orizzonte. Anche questo l’ha convinto a non valutare qualsiasi altra soluzione al di là della permanenza in bianconero.
Obiettivi
L’obiettivo è naturalmente quello di tornare a vincere, ma il terzino non ha contemplato altro modo se non quello di provare a farlo in bianconero, sperando magari in un ritorno rapido al vertice. Certo, non dipenderà solo da lui. Semmai molto passerà dalla società, il cui mercato decreterà parecchio delle ambizioni finali della squadra. Come ribadito in Germania, Cambiaso ha preso il vizio di pensare «partita dopo partita», evitando le illusioni e costruendo con cura i sogni. Il primo? Quello di diventare capitano della Juve. Quando sarà. Se sarà. E se gli verrà data eventualmente l’opportunità. È la sua squadra del cuore, dopotutto. E i due gol del Westfalenstadion hanno confermato una volta di più come possa crescere, quanto possa farlo. Soprattutto in termini di atteggiamento e di leadership. Al terzo anno (iniziato) in maglia Juventus, oggi studia da senatore, sebbene quest’ultima parola non voglia neanche sentirla. Sente di dover fare comunque un percorso e di dover dimostrare qualcosa, magari provando a recuperare gli ultimi sei mesi in cui ha faticato a realizzare cosa stesse accadendo, a livello fisico e poi umorale.
© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus